La vita è una partenza continua

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La vita è una partenza continua. Anche nella sua quotidianità essa si rivela essere un viaggio senza valigia, né biglietto.
Ogni mattina usciamo di casa, andiamo al lavoro, a fare spesa. Varchiamo la porta e ci buttiamo nel mondo senza sapere cosa ci porterà la giornata che abbiamo davanti. Di frequente essa sarà uguale a tante altre; certe volte lo sarà un po’ meno, altre affatto. Il tema di fondo sarà la sua precarietà, perché un minimo cambiamento significherebbe un’interruzione della routine.

Per chi vive all’estero, questa temporaneità è ancora più sentita. Ma è anche unica, bella, speciale. Perché è la precarietà che ci accelera la vita e tutto ciò che di essa fa parte. Ne accelera il ritmo senza velocizzare il tempo. Le relazioni non escono esenti da questa corsa. Si formano, si solidificano o si spezzano con la stessa rapidità.
E la grandezza del vuoto di chi resta è proporzionale all’intensità del legame che si è dovuto interrompere in seguito alla partenza di chi se ne è andato.

Le stagioni del cuore

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Fare il cambio degli armadi è un po’ come dire addio per sempre alla stagione appena passata. Perché essa tornerà, è vero, ma non sarà la stessa di prima.
Porterà via con sé i brandelli di ieri, istantanee, parole, vestiti in disuso spuntati laddove non avrebbero più dovuto essere, e finirà in un sacco insieme agli stessi, per andare con essi a far parte di un ricordo che non ha più futuro.
Una maglia, una sciarpa, un guanto che ha perso il suo compagno negli inverni trascorsi, superstite di una pulizia mai completata, silenzioso testimone del passaggio di qualcuno che non tornerà mai a recriminarlo. Armadi ancora pieni a metà, dove l’inatteso spunta da un cassetto, da un angolo, da una scatola che si credeva di aver svuotato, e che porta con sé frammenti della persona che li indossava, il profumo del detersivo con cui quei capi venivano lavati, la forma che dava loro il corpo che li riempiva. Il ruvido del tessuto sulla punta delle dita, il calore emanato attraverso la stoffa. Le circostanze in cui quei capi erano stati indossati, impresse come lastre sulle pareti della casa, sulle sedie, sul divano su cui ci si era seduti. Un nastro invisibile, un filmino muto in cui le diapositive di ieri si susseguono, rievocate da un ammasso di stoffa pestato in un sacco nero destinato alla Caritas.

A dispetto di quanti sforzi si faccia per archiviarli in un cassetto della mente, i ricordi continueranno a farsi avanti. Sempre.