La mancanza sopita

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Ci sono persone che ti mancano a prescindere.
Anche quando non le senti mai, loro ti mancano, ma non lo focalizzi fino a che non riappaiono, sulla bocca di qualcuno o in prima persona con un messaggio in cui ti chiedono “come stai?”. E a quel punto ti rendi conto di quanto esse fossero in precedenza radicate nella tua vita quotidiana senza che tu lo sapessi, e di quale buco si è creato il giorno in cui le vostre strade si sono separate. Ti rendi conto di quanto siano rimaste in te, in attesa, malgrado il silenzio e malgrado tu in quel silenzio non le abbia più pensate.

Dovremmo essere abilitati a superare i confini della convenzionalità, a volte. Dovremmo forzarci ad abbatterli e dire con onestà quello che proviamo. Dire a queste persone mi manchi, ad esempio, o ti voglio bene, nonostante il tipo di rapporto che c’è non sia abbastanza stretto da consentirlo.

Ci farebbe esporre, è vero, ma farebbe bene all’anima.

La vita è una partenza continua

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La vita è una partenza continua. Anche nella sua quotidianità essa si rivela essere un viaggio senza valigia, né biglietto.
Ogni mattina usciamo di casa, andiamo al lavoro, a fare spesa. Varchiamo la porta e ci buttiamo nel mondo senza sapere cosa ci porterà la giornata che abbiamo davanti. Di frequente essa sarà uguale a tante altre; certe volte lo sarà un po’ meno, altre affatto. Il tema di fondo sarà la sua precarietà, perché un minimo cambiamento significherebbe un’interruzione della routine.

Per chi vive all’estero, questa temporaneità è ancora più sentita. Ma è anche unica, bella, speciale. Perché è la precarietà che ci accelera la vita e tutto ciò che di essa fa parte. Ne accelera il ritmo senza velocizzare il tempo. Le relazioni non escono esenti da questa corsa. Si formano, si solidificano o si spezzano con la stessa rapidità.
E la grandezza del vuoto di chi resta è proporzionale all’intensità del legame che si è dovuto interrompere in seguito alla partenza di chi se ne è andato.