L’anno che se ne va

london-eye-fireworks

Alla chiusura di un anno, è un sorriso senza rimpianti e colmo di appagamento quello che ciascuno di noi dovrebbe avere stampato in viso. E addosso, un rimescolarsi di affetto, nostalgia e senso di vuoto al pensiero che questo percorso, durato 12 mesi, sta per chiudersi.

Perché guardare con un sorriso sereno all’anno che sta per finire significa che dai passati 12 mesi stiamo uscendo vincitori. Che siamo arrivati dove volevamo arrivare quando l’anno cominciò, che abbiamo raggiunto quello che ci eravamo prefissati di raggiungere un anno esatto fa e che ci accingiamo a salutarlo con le persone che hanno contribuito a renderlo unico.

Ciao, 2014. Grazie di tutto.

La vita è una partenza continua

couple-airport

La vita è una partenza continua. Anche nella sua quotidianità essa si rivela essere un viaggio senza valigia, né biglietto.
Ogni mattina usciamo di casa, andiamo al lavoro, a fare spesa. Varchiamo la porta e ci buttiamo nel mondo senza sapere cosa ci porterà la giornata che abbiamo davanti. Di frequente essa sarà uguale a tante altre; certe volte lo sarà un po’ meno, altre affatto. Il tema di fondo sarà la sua precarietà, perché un minimo cambiamento significherebbe un’interruzione della routine.

Per chi vive all’estero, questa temporaneità è ancora più sentita. Ma è anche unica, bella, speciale. Perché è la precarietà che ci accelera la vita e tutto ciò che di essa fa parte. Ne accelera il ritmo senza velocizzare il tempo. Le relazioni non escono esenti da questa corsa. Si formano, si solidificano o si spezzano con la stessa rapidità.
E la grandezza del vuoto di chi resta è proporzionale all’intensità del legame che si è dovuto interrompere in seguito alla partenza di chi se ne è andato.