La magia del Natale

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Cosa c’è di così speciale nel Natale, tanto da farci sciogliere il cuore al solo ricordarne le luci e gli addobbi e i colori?
Perchè quelle melodie che dovrebbero farci sentire bene ci fanno invece salire in gola un magone fatto di nostalgia e dolcezza e amarezza?
Perchè una festa che dovrebbe essere un simbolo di nascita e di gioia ha per colonna sonora delle canzoni così tristi?
Cosa rappresenta il Natale nel cuore della gente, al di là degli addobbi nelle case e nei negozi, cosa ci vedono le persone oltre ai regali e al giro milionario di affari che si consuma ogni anno nel mondo in onore della nascita di nostro Signore?

Forse è il simbolo che questa festa rappresenta a renderla unica nella mente di chi sa cosa siano il calore di una casa e di un albero addobbato e di una famiglia riunita intorno ad esso. Di chi ha la serenità di permettersi di respirare appieno il profumo di questo periodo dell’anno. Di non far spazio ai ricordi negativi e di far riemergere quelli positivi.
É speciale perchè porta con sè una magia che inebria i bambini, e quei bambini quella magia la ricorderanno negli anni a venire, e quando essi non saranno più bambini continueranno a ritrovarne dentro se stessi la forza, e con quella riscoperta ogni anno tornerà sui loro volti lo stesso sorriso di allora, e a quel punto vedranno riflessi nello specchio i bambini che erano e che non sono più, ma che continuano a vivere in una nicchia protetta dentro di loro.

Ecco, forse l’unicità del Natale la si spiega così. Per tre settimane l’anno essa permette alla gente di lasciarsi andare nel privato delle loro case alla spensieratezza di quei bambini che lo scorrere del tempo ha sepolto sotto una serie troppo lunga di doveri e obblighi e pressioni.
É il pensiero che dona il colpo di spugna temporaneo per ritrovare piccoli frammenti di felicità.

La vita è una partenza continua

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La vita è una partenza continua. Anche nella sua quotidianità essa si rivela essere un viaggio senza valigia, né biglietto.
Ogni mattina usciamo di casa, andiamo al lavoro, a fare spesa. Varchiamo la porta e ci buttiamo nel mondo senza sapere cosa ci porterà la giornata che abbiamo davanti. Di frequente essa sarà uguale a tante altre; certe volte lo sarà un po’ meno, altre affatto. Il tema di fondo sarà la sua precarietà, perché un minimo cambiamento significherebbe un’interruzione della routine.

Per chi vive all’estero, questa temporaneità è ancora più sentita. Ma è anche unica, bella, speciale. Perché è la precarietà che ci accelera la vita e tutto ciò che di essa fa parte. Ne accelera il ritmo senza velocizzare il tempo. Le relazioni non escono esenti da questa corsa. Si formano, si solidificano o si spezzano con la stessa rapidità.
E la grandezza del vuoto di chi resta è proporzionale all’intensità del legame che si è dovuto interrompere in seguito alla partenza di chi se ne è andato.