La mancanza sopita

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Ci sono persone che ti mancano a prescindere.
Anche quando non le senti mai, loro ti mancano, ma non lo focalizzi fino a che non riappaiono, sulla bocca di qualcuno o in prima persona con un messaggio in cui ti chiedono “come stai?”. E a quel punto ti rendi conto di quanto esse fossero in precedenza radicate nella tua vita quotidiana senza che tu lo sapessi, e di quale buco si è creato il giorno in cui le vostre strade si sono separate. Ti rendi conto di quanto siano rimaste in te, in attesa, malgrado il silenzio e malgrado tu in quel silenzio non le abbia più pensate.

Dovremmo essere abilitati a superare i confini della convenzionalità, a volte. Dovremmo forzarci ad abbatterli e dire con onestà quello che proviamo. Dire a queste persone mi manchi, ad esempio, o ti voglio bene, nonostante il tipo di rapporto che c’è non sia abbastanza stretto da consentirlo.

Ci farebbe esporre, è vero, ma farebbe bene all’anima.

L’anno che se ne va

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Alla chiusura di un anno, è un sorriso senza rimpianti e colmo di appagamento quello che ciascuno di noi dovrebbe avere stampato in viso. E addosso, un rimescolarsi di affetto, nostalgia e senso di vuoto al pensiero che questo percorso, durato 12 mesi, sta per chiudersi.

Perché guardare con un sorriso sereno all’anno che sta per finire significa che dai passati 12 mesi stiamo uscendo vincitori. Che siamo arrivati dove volevamo arrivare quando l’anno cominciò, che abbiamo raggiunto quello che ci eravamo prefissati di raggiungere un anno esatto fa e che ci accingiamo a salutarlo con le persone che hanno contribuito a renderlo unico.

Ciao, 2014. Grazie di tutto.