Il 6° classificato

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Arrivare sesti in classifica in un concorso letterario è comunque un traguardo, perché significa che almeno ci abbiamo provato, che ci siamo buttati in qualcosa di mai tentato prima.
Per divertimento, per passione, per mettersi alla prova. Per condividere con altri qualcosa che inizialmente era solo nostro e vedere sulle loro facce o leggere nelle loro parole le reazioni che quel qualcosa di nostro ha scaturito, come li ha coinvolti, che cosa ha trasmesso loro. Che cosa ha lasciato questo pezzetto di noi che avevamo iniziato a scrivere di getto, senza un motivo preciso, e che pochi giorni dopo si è rivelato andare d’accordo col tema di quel concorso a noi segnalato per caso, per gioco.

“Perché non ci provi, che hai da perdere?” mi è stato detto.
E da perdere non avevo proprio niente. Anzi. Il racconto lo stavo già scrivendo, in fondo.
Coincidenza?
Forse. L’ennesima.

** LEGGI QUI “L’abbraccio della rosa” ©Juana Romandini 2016 **

Gli effetti del vivere in un Paese in cui oramai hai visto di tutto (e di più)

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Gli effetti del vivere in un Paese in cui oramai hai visto di tutto e di più sono quelli che ti portano a rispondere con una scrollata di spalle all’amica in visita che indica scioccata le donzelle a piedi nudi, col vestitino estivo addosso, in sfilata lungo le vie del centro un sabato sera di gennaio.

Gli effetti del vivere in un Paese in cui oramai hai visto di tutto e di più sono quelli che ti fanno disquisire sul nome sbagliato di un lama, ma non ragionare sul fatto che qualcuno ha un lama in giardino e se lo porta a spasso sul bus.

Gli effetti del vivere in un Paese in cui oramai hai visto di tutto e di più sono quelli che ti fanno fare un salto atletico e continuare a camminare come se niente fosse dopo aver rischiato di venire battezzata dal fiume in piena in arrivo dal tizio attaccato all’angolo della vetrina del negozio da cui stavi uscendo – o che ti fanno sorridere davanti alle immagini dell’Apocalisse di Capodanno pubblicate sui giornali il 1° gennaio.

Gli effetti del vivere in un Paese in cui oramai hai visto di tutto e di più ti portano a dire “toh, guarda, dall’altra parte c’è un tizio seduto sul bordo del cavalcavia!” con lo stesso tono leggero di chi fa un commento sul clima, pensando che, magari, il tizio sta solo ragionando sul significato dell’Universo sedendo dalla parte sbagliata del ponte.
(Il tono leggero non cambia neppure il giorno dopo, quando leggi la seguente notizia sul giornale locale: http://www.manchestereveningnews.co.uk/news/greater-manchester-news/man-spotted-wrong-side-railings-11271022)

Gli effetti del vivere in un Paese in cui oramai hai visto di tutto e di più sono quelli che mi ricordano ogni giorno in mille modi diversi come l’Inghilterra sia unica sotto tanti aspetti, nel bene come nel male.

Di sicuro non è un posto in cui ci si annoia. Mai.