Il 6° classificato

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Arrivare sesti in classifica in un concorso letterario è comunque un traguardo, perché significa che almeno ci abbiamo provato, che ci siamo buttati in qualcosa di mai tentato prima.
Per divertimento, per passione, per mettersi alla prova. Per condividere con altri qualcosa che inizialmente era solo nostro e vedere sulle loro facce o leggere nelle loro parole le reazioni che quel qualcosa di nostro ha scaturito, come li ha coinvolti, che cosa ha trasmesso loro. Che cosa ha lasciato questo pezzetto di noi che avevamo iniziato a scrivere di getto, senza un motivo preciso, e che pochi giorni dopo si è rivelato andare d’accordo col tema di quel concorso a noi segnalato per caso, per gioco.

“Perché non ci provi, che hai da perdere?” mi è stato detto.
E da perdere non avevo proprio niente. Anzi. Il racconto lo stavo già scrivendo, in fondo.
Coincidenza?
Forse. L’ennesima.

** LEGGI QUI “L’abbraccio della rosa” ©Juana Romandini 2016 **

Festeggiare San Valentino ogni giorno

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Il mio antico rifiuto dell’esistenza di San Valentino è qualcosa che gli anni non potranno cambiare, né ammorbidire. Perché se in una coppia bisogna attendere un giorno l’anno per celebrare se stessi più che negli altri, per regalarsi una serata insieme, un abbraccio in più, un sorriso speciale, allora davvero l’amore perde ogni valenza.

Per due anime affini deve essere San Valentino ogni giorno, ogni secondo. Deve esserlo nelle risate di una cena bruciata, nelle litigate alla fine di una settimana pesante, nei calzini appallottolati ritrovati in lavatrice. E per chi non ha ancora nessuno, che San Valentino possa essere il giorno in cui troverà un amore che sconvolgerà loro la vita, qualcuno che faccia dire loro “scusa se ci ho messo tanto a trovarti” e che risponda “scusa se ci ho messo tanto a farmi trovare”.

Tutto il resto lasciamolo agli adolescenti.