Buonsenso WELCOMED

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Nel mio ufficio esiste la regola fantastica per cui i pavimenti e i bagni sono cosa degli omini delle pulizie, ma i ripiani di cucina e sala pranzo sono affare nostro.
A rotazione, una settimana ciascuno, a fine giornata un team si corcia le maniche e pulisce ripiani, lavandino, microonde, tavolo e carica e scarica la lavastoviglie.
Non è scritto nel contratto, ma pare sia una pratica comune, negli uffici inglesi. La regola del clean after yourself vale sempre, però una ripulita generale a fine giornata non fa di certo male, specie se quel pulisci il tuo schifo non viene rispettato proprio da tutti.

Questa settimana è il turno del mio team – gioia e tripudio!
Siamo in 3, e la nostra capa, per una scusa o per l’altra, raramente alza un’unghia laccata per caricare la lavastoviglie o, God forbid!, per pigliare uno straccio. E no, non è la solita storia della scala gerarchica. La team leader dell’altro team è la prima a mettersi i guanti, quando tocca a loro.
Al di là del principio (perché gli omini non dovrebbero pulire pure la cucina?), restano i neologismi coloriti che mi si scatenano in testa a ogni turno. Due anni fa ci ho rimesso un vestito della Monsoon, ingloriosamente baciato da una singola, bastardissima goccia di detergente. La volta scorsa su quei ripiani ho ritrovato cose che neppure i marziani potrebbero immaginare. C’è poi la storia dei cucchiaini, che moltiplicano nel lavandino, di nascosto, seguiti a ruota dai coltelli. Forse infilarli nella lavastoviglie lì sotto richiede un’intelligenza superiore, o forse qualche collega, dopo un anno, ancora non sa che abbiamo comprato la lavastoviglie. Il rumore che sente in cucina verso le 3 deve averlo scambiato per un Apache in atterraggio sul tetto, mollando il cucchiaino lì e scappando di corsa – dal buco della serratura.

Stamattina scarico la lavastoviglie e sulla roba appena lavata ritrovo appiccicate le dune di Formby e Crosby messe insieme.
Forse quella sabbiolina grigio-nera è la firma di qualche zuppa solubile, forse è porridge ridotto ai minimi termini dai 70 gradi del lavaggio. Qualunque delle due, sarebbe bastato dare una sciacquata ai piatti prima di infilarli nel cestello, e il secondo ce lo saremmo risparmiato, ma c’era l’Apache in atterraggio sul tetto, ricordate?

Bisognerà mettere in cucina un cartello più grosso. Un cartello a prova d’idiota. L’avviso di spiccicare lo schifo dai piatti prima di buttarli in lavastoviglie c’è, ma deve essere scritto con un inchiostro che riusciamo a vedere in pochi. Fatto sta che, certe volte, le cose alla gente bisogna ricordarle per iscritto, perché è chiaro che il buonsenso s’è preso una vacanza.
Un po’ come i cartelli in bagno. Da quando la manager ha messo sulla porta l’invito a lasciarlo pulito così come lo abbiamo trovato, sono finite le scene splatter/grottesche (e le conseguenti fughe di chiunque arrivi dopo l’impunito defecatore). Non so se qualche disattento abbia mai rispettato invece il “per favore, lavati le mani quando hai fatto” (con tanto di disegni su come procedere). Non ho mai controllato. Nel dubbio, io vado con lo scafandro. Better safe.

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Io, i tir della Hovis, le bestemmie

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I Bank Holiday sono quei festivi in cui le banche e le grandi imprese sono chiuse (*).

E noi, che culo, facciamo parte della categoria delle grandi imprese, perciò eccoci qui, sette poveri sfigati che oggi ammazzano il tempo e la noia mangiando bagel col salame tedesco mentre fuori dalle finestre Noè ci saluta dalla prua dell’arca.

La mia sveglia neppure immagina che rischi corre in mattinate come questa. Perché un conto è dover lavorare in un festivo, un conto è essere gli unici nell’intera azienda a farlo. Le gioie profonde dell’essere in un dipartimento che tratta con L’Europa. Ci grattiamo quando questa è a casa – tipo: il 1 maggio – e dobbiamo per forza di cose incrociare le braccia quando l’Europa è bella, pimpante e attiva, ma l’Inghilterra no, perché i colleghi che di solito ci aiutano a risolvere le beghe in arrivo da oltremanica saranno qui domani. E noi sudiamo rassegnati, mentre Outlook continua ad accumulare email che domattina staranno lì ad aspettarci con la manina tesa.

Perché, signora Inghilterra, perché???
Niente, l’Inghilterra deve andare controcorrente pure in questo. Ci fa stare in ufficio quando mezzo mondo – letteralmente – è a casa, come succede il 1 maggio. Tipo, roba che guardi questa cartina e vinci il Guinness dei primati per gli insulti più pittoreschi del Creato:

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Quest’anno il primo maggio siamo stati mandati via alle 2. Non so se per risparmiare corrente, visto che era dalle 8 che stavamo sbracati sulle scrivanie coi computer accesi per la gloria divina, o perché pensavano che avremmo avuto un arresto cardiaco se avessimo buttato nello stomaco un altro panino con la Nutella. Il bello del lavorare durante i festivi, infatti, è che c’è il brunch. Siamo in 7, ma c’è roba pure per gli altri 200 colleghi che non ci sono e per tutta Manchester, volendo. E, si sa, la noia s’accompagna proprio bene con la Nutella.

Stamattina in autostrada c’eravamo solo io, i camion-cisterna della Hovis e la sequela di bestemmie in sanscrito nella mia testa. Smooth Radio ci ha pure provato a darmi una botta di vita, ma niente. Ai semafori c’ero solo io. Alle rotonde del Trafford Centre c’ero solo io – ah, e il gatto nero che mi ha tagliato la strada, tanto per farla completa. Arrivata al parcheggio è venuta giù una ramata che mi ha fatta diventare Diana Ross in cento passi. Ma, almeno, c’era la prospettiva del brunch ad aspettarmi.

Nota positiva: questo giorno di ferie mancate lo recupererò in qualche posto al sole.
Nota positiva #2: piove. Piove e sono contenta. Sono contenta per tutte quelle persone che oggi sono a casa e che grazie alla pioggia si godranno l’intimità delle mura domestiche. Senza poter andare al parco. Senza poter andare al mare. Senza poter andare da qualche parte a passare la giornata. L’ultima prima della riapertura delle scuole. L’ultima dell’estate che non c’è mai stata.
Speriamo ci mandino via prima. Nel frattempo, caprese.