Connessioni mentali

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Quando due persone sono legate in maniera inscindibile, tra loro si instaura una sorta di connessione mentale.

E’ l’effetto collaterale dell’avere un legame così profondo con qualcuno, dicono.

E’ quel filo invisibile che le porta a mandarsi un messaggio esattamente nello stesso momento o ad uscirsene con lo stesso pensiero mentre parlano. A pensare alla stessa persona mentre camminano in silenzio lungo strade piene di gente, o a passarsi la bottiglia dell’acqua senza che nessuna delle due abbia aperto bocca per chiederla. A scrivere gli stessi concetti in due momenti diversi e senza averne parlato affatto tra di loro – anche quando il legame che le univa non c’è più o si è affievolito.

Amici, fidanzati, fratelli, genitori: non importa chi ci sia dall’altra parte; la connessione si instaurerà comunque. Lentamente, sempre più in profondità, un poco alla volta col tempo. E ogni volta in cui una delle due parti aprirà bocca per esprimere lo stesso concetto a cui stavamo pensando noi un attimo fa, saremo presi sempre da quel pizzico di meraviglia, di stupore e, perché no, di paura. Non importa quante volte ci sia capitato: l’affinità mentale che abbiamo con loro ci spaventerà a prescindere.

Ci si abituerà mai?

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Il 6° classificato

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Arrivare sesti in classifica in un concorso letterario è comunque un traguardo, perché significa che almeno ci abbiamo provato, che ci siamo buttati in qualcosa di mai tentato prima.
Per divertimento, per passione, per mettersi alla prova. Per condividere con altri qualcosa che inizialmente era solo nostro e vedere sulle loro facce o leggere nelle loro parole le reazioni che quel qualcosa di nostro ha scaturito, come li ha coinvolti, che cosa ha trasmesso loro. Che cosa ha lasciato questo pezzetto di noi che avevamo iniziato a scrivere di getto, senza un motivo preciso, e che pochi giorni dopo si è rivelato andare d’accordo col tema di quel concorso a noi segnalato per caso, per gioco.

“Perché non ci provi, che hai da perdere?” mi è stato detto.
E da perdere non avevo proprio niente. Anzi. Il racconto lo stavo già scrivendo, in fondo.
Coincidenza?
Forse. L’ennesima.

** LEGGI QUI “L’abbraccio della rosa” ©Juana Romandini 2016 **