Il mondo ha ripreso a girare

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Dicembre è alle porte.
Lo sentiamo già bussare, con la sua aria secca e il suo odore di caminetto per le strade. Dalla radio in macchina e dalle televisioni nelle case arrivano le note dei primi canti di Natale. Dietro l’angolo, laggiù, il 2016 comincia a sporgere la testa, ansioso di rimpiazzare questo 2015 tutto uguale eppure tutto diverso.

Le stagioni sono scivolate via una alla volta, in silenzio e con lentezza, come l’acqua di un torrente dei Dales. Le settimane sono diventate mesi, e da Gennaio eccoci qua, a girare tra pochi giorni il calendario sull’ultima pagina dell’ultimo mese dell’anno.
Dall’estate il tempo ha accelerato senza avvisare mentre la vita, per contro, sembra aver rallentato. Quando ci si guarda indietro, però, ci si accorge che non è così.

Nei mesi fuggiti via in un sussurro tanti piccoli mutamenti impercettibili sembrano aver messo in moto cambiamenti più cospicui di cui ancora non ci è dato diritto di comprendere la natura o il fine. Le persone sono arrivate e se ne sono andate. Alcune hanno lasciato solo un viso in una foto; altre hanno impresso un marchio a fuoco nel cuore di chi è rimasto.
L’affanno quotidiano, quella ricerca di se stessi che ci tormenta dal momento in cui varchiamo le porte del mondo della coscienza adulta fino al giorno in cui ci congediamo dalla vita, ha rallentato la sua pressione, rendendoci più temperati.

Io stessa mi sento più moderata, più razionale. Più in pace con me stessa.

Le grandi scoperte e i grandi choc che la vita ha deciso di riservarmi sono arrivati un poco alla volta, consentendomi di assimilare il loro significato con calma, rielaborarlo, tentare di afferrarne il senso e il perché. Non sempre è stato facile. Non sempre ci sono riuscita. A volte essi sono stati un pugnale arroventato che è affondato nel mio essere, lasciando un segno che ha stracciato tutte le mie certezze. Eppure, malgrado questo, mi è piaciuto trovarmi a fronteggiare quel tipo di riflessioni.

Scavare in se stessi alla luce del presente e tenendo a mente ciò che c’è nel proprio passato può portare a delle scoperte incredibili. Può portare a farci scoprire in noi una persona del tutto nuova, e che ciononostante era sempre stata lì, nascosta in una nicchia, messa in ombra, a tacere, in attesa di essere trovata.
Si può arrivare a scoprire che era proprio la persona da noi messa a tacere in un angolo quella che avremmo dovuto essere. Ci si arriva ad interrogare sulla ragione per cui non sia riuscita a venire allo scoperto prima. Le risposte, purtroppo, non sono sempre ciò che ci si aspettava di trovare, né sempre gradevoli.

Certe volte ci si ostina a perseguire un obiettivo sbagliato perché lo si vede come il solo che possa dare alla quotidianità ragione di esistere. Per perseguirlo si cessa di guardarsi intorno, ci si fa conquistare dalla rabbia e dalla frustrazione davanti al suo continuo, fallito conseguimento. Si è talmente concentrati su di esso da dimenticarsi di vivere. Non si capisce che, in certi casi, basterebbe mandare tutto al diavolo per cominciare finalmente ad assaporare il proprio presente e gettare delle basi concrete per il proprio futuro.

Ho riscoperto la bellezza di una serata trascorsa a leggere un libro, lo splendore commovente di un tramonto e il brivido di eccitazione che scorre nelle ossa nell’attimo in cui la relfex riesce finalmente a catturarlo così come lo vedono gli occhi.
Ho scoperto che c’è amicizia laddove non se ne sospettava l’esistenza, e codardia imperdonabile mascherata da altruismo.
Ho scoperto che la follia può nascondersi dietro i gesti più innocenti, insinuarsi nell’insipido anonimato della quotidianità, dall’ordine in cui scriviamo la lista della spesa alla casualità con cui stravolgiamo il racconto di un evento di poco conto per accentrare il controllo su di noi, e che questo è un elisir irresistibile per chiunque, dal genitore, al fratello, al compagno.

Per tanto tempo, in un passato che si fa sempre più lontano, sono stata piuttosto inconcludente. Oggi so che parte del merito andava alle persone e alle circostanze più impensabili. Uscite dalla mia vita loro, il mondo ha ripreso a girare.
E io non voglio che si fermi più, mai più.

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Azzeccagarbugli dell’attualità

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Del potere dei moderni mezzi di comunicazione c’è da esserne preoccupati. Nel senso: c’è da temere l’impatto che hanno sulla capacità di ragionare di certi individui, degli stravolgimenti che causano nei neuroni di chi, di neuroni, ne ha pochi da stravolgere.
Una foto con un commento azzeccato viene buttata là su Facebook o Twitter, e in poche ore migliaia di utenti sanno di che cosa si sta (stra)parlando. Il problema è che quelle migliaia di utenti a quella foto e a quel commento CI CREDONO.

Ci credono quando dicono loro che i vaccini sui bambini – chissenefrega quale, qualunque vaccino! – sono veleno.
Ci credono quando leggono che arriverà un’ondata di freddo a -10° in pieno luglio.
Cosa pure più grave, credono ciecamente a qualunque notizia di pseudo-attualità venga loro sbattuta in faccia sulla bacheca. Bastano un’immagine e una didascalia ad effetto.

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Oggi come oggi diffondere una “notizia” attraverso i canali diventati convenzionali da’ garanzia che questa attecchisca nelle teste di chi la legge. Premere il bottone virtuale del “condividi” porta via meno di mezzo secondo. Magari neppure ha letto davvero cosa sta diffondendo. Si è fermato alla foto. Alla didascalia.

Non so quante volte saremmo dovuti crepare schiacciati sotto un meteorite, stando agli Aztechi. E guai a precisare che la profezia sulla fine del mondo era dei Maia, che riguardava il 2012, che siamo al 2015 e non è successo: se su Facebook la notizia l’hanno condivisa 1 milione e 750mila persone, un motivo ci sarà. La fine è vicina. Se del mondo o dell’umana intelligenza, questo non s’è ancora capito.

Mi sono fatta una risata quando ho letto dell’anno unico e straordinario in cui avremmo avuto 75mila venerdì 13 e 80mila martedì 17, e ho preso a craniate lo spigolo quando mi sono dovuta sentir paventare che nel nostro cielo, quella notte e solo quella, Marte sarebbe stato più grosso della Luna.

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Poi sono arrivate le foto, o presunte tali, dei raid francesi sulla Siria di domenica. E la gente di ogni etnia e religione ha cominciato a postare i link degli articoli, con tanto di immagini terrificanti di gente fatta a pezzi e case ridotte in polvere. E noi ci siamo cascati, e abbiamo puntato il ditino sulla Francia, che ha ripagato gli attentatori con la stessa moneta di sangue. Ho puntato il ditino anche io, e ci ho messo mezza giornata a rendermi conto che, forse, erano immagini di repertorio usate per dare uno scossone alle coscienze usando mezzi meschini.

Qualunque medico con un po’ di buon senso si raccomanda coi pazienti di non cercarsi i sintomi e le cure su Google.
Lo stesso discorso dovremmo cominciare a metterlo in pratica contro gli Azzecca-garbugli dell’attualità.