L’amica figa-a-prescindere: Cassandra Calin, una di noi

Tutte abbiamo un’amica figa a prescindere.

L’amica figa-a-prescindere è quella che perfino di prima mattina, quando nostra madre a noi strilla in faccia “oddio… e tu chi sei?!?”, alza la testa dal cuscino senza avere neppure un capello fuori posto, pronta per cominciare la giornata con stile.

L’amica figa-a-prescindere è quella che si fa uno scatto a caso, senza manco guardare dove punta l’obiettivo, e viene fuori come se l’avesse immortalata Mario Testino per la copertina di Vogue. Fai la stessa cosa tu e pari un serial killer in libertà vigilata. Hannibal Lecter, scansati proprio.

L’amica figa-a-prescindere si ficca un uramaki da mezzo chilo in bocca e appare sexy. Tu diventi una via di mezzo tra un criceto che fa scorta per l’inverno e una censurata che s’è mangiata pure il cameriere.

Quando l’amica figa-a-prescindere si fa uno scatto col cappello, fosse pure uno con le emoticon a forma di cacca, pare una dea. Tu: la signora dei piccioni di “Mamma, ho perso l’aereo”. Pure quando hai uno Chanel in testa.

E la foto di gruppo natalizia, di quelle fatte rigorosamente dal basso perché i fotografi del “ve la faccio io, sono brav* con queste cose!” godono nell’immortalare i pertugi dell’altrui setto nasale? Lei è l’unica che ne esce a testa alta. A te l’obiettivo, quasi fossi troppo sciupata, ha messo addosso altri 10 chili manco ti fossi divorata la Sacra Famiglia, il bue, l’asinello e pure la stella cometa.

Ci sono poi le comparse, di quelle che arrivano in tuo soccorso per farti sentire ancora meglio quando la crisi esistenziale colpisce duro, tipo la mamma di G. la quale, ignara del detto “ogni scarrafone è bello a mamma sua”, scruta il famigerato scatto di Natale di cui sopra e chiede alla figlia: quando torni in palestra?
Il che lo vedo come un sensibile passo avanti dall’antico “quando vivevi ancora in Germania pareva che scoppiassi nei vestiti!” della signora in questione.
Se avete bisogno di una botta d’autostima non esitate a chiamare la signora P., gente!

Insomma, l’amica figa-a-prescindere sembra nata per stare davanti all’obiettivo, anche se giura e spergiura di odiarlo perché nelle foto viene malissimo (cit.).
Ma vaffanculo, va. Con amore, ma cominciati ad incamminare. La strada te la indico io.

Personalmente adoro stare al di qua della mia Canon o del mio telefono, ma quando si tratta di farmi fare una foto, l’obiettivo si arrende con uno strillo disperato. Sa già, infatti, che di dieci ne sopravviverà (forse) mezza.

Penso di aver fatto una posa normale? Pare che mi sia appena rotta un femore.
Una posa pseudo-sensuale? Sembra mi stiano cominciando le coliche.
In costume, al mare? Non scherziamo. Lì si rischia la querela.
Maria, guarda, io esco. Chiudi la busta.

Cassandra Calin è una fumettista che ho scoperto quando aveva poche centinaia di followers e disegnava davanti alla telecamera per tener testa ad un periodo buio della sua vita. Periodo che ha condiviso una vignetta alla volta senza nascondersi, con un’onestà e un candore che me l’hanno fatta amare sin da subito. L’arte, così come la scrittura e la musica, a volte sono la sola cosa in grado di salvarci dall’abisso.

Una delle vignette epiche di Cassandra riguarda proprio rivedere se stessi nelle foto scattate.
Se si fosse disegnata bionda coi capelli lisci, avrei potuto benissimo essere io:

Vedrò di convincere la mia amica figa-a-prescindere ad aprire un corso per imparare a farsi i selfie senza sembrare piuttosto pronti per il TSO immediato. Sai quanti quattrini guadagnerebbe. Mi prenderò una percentuale sugli incassi, ma sarà una percentuale onesta, lo prometto. La spenderò per offrire un aperitivo a tutte le mie amiche che, come me, vedono il farsi fare una foto alla stregua dell’inghiottire un cucchiaio di olio di ricino. O di Bactrim, per chi ha avuto il piacere di dover assumere quel delizioso miscuglio catramoso al tempo che fu.

2020, anno di cambiamenti

Se ne è andato un altro anno.

Il famigerato 2020, l’anno in cui troppe famiglie sono state distrutte e in cui gli eroi taciti di ogni giorno hanno continuato a fare il loro mestiere malgrado tutto, l’anno in cui le nostre vite hanno subito un brusco cambiamento. In tanti, giovedì sera, hanno festeggiato il capodanno con più foga del solito: era ora che te ne andassi, anno di melma! Era ora che lasciassi spazio a quello nuovo!

Come se il giorno successivo, il primo del 2021, potesse essere tanto diverso.

La verità è che chi non ha saputo approfittare delle occasioni offerte perfino da un anno nefasto come quello appena passato, sarà condannato a soffrire a denti stretti anche nei prossimi dodici mesi. Le alternative e i cambiamenti non piovono dal cielo come molti, inclusa me fino a qualche tempo fa, si aspettano invece che facciano. Nulla ci è dovuto e tutto va costruito, cambiato, coltivato, a volte con una pazienza e una resilienza ai limiti dello sfiancante.

“Tra vent’anni sarai più dispiaciuto per le cose che non hai fatto che per quelle che hai fatto. Quindi sciogli gli ormeggi, naviga lontano dal porto sicuro. Cattura i venti dell’opportunità nelle tue vele. Esplora. Sogna. Scopri.”

MARK TWAIN

Il 2020 è stato per me un anno di cambiamenti, riflessione e riscoperta dei miei veri valori. È stato un po’ la conclusione di un percorso iniziato da anni  perché, in fondo, senza imprevisti e senza ritrovarsi a sbattere la faccia davanti a situazioni impossibili, non si può evolvere, né cambiare.

Mi ha insegnato ad apprezzare davvero il valore di cose banali e scontate, come il poter usare un marciapiede senza dover schizzare a distanza di sicurezza, e a lasciar andare situazioni e persone, chiudendo vecchi capitoli per poterne così aprire di nuovi. Mi ha offerto la possibilità di fermarmi, ricaricare le batterie e riflettere.

Ho preferito fare, piuttosto che trascinarmi da un mese all’altro in attesa della fine della pandemia. Altri, nell’attesa di un ritorno alla normalità, hanno invece messo in pausa la loro vita e cominciato a sopravvivere azzittendo, ignorando o addirittura insultando chi, invece, cerca di aiutarle a sfruttare al meglio una situazione che nessuno di noi può cambiare.

“Dietro ogni problema c’è un’opportunità.”

GALILEO GALILEI

Aspettare la fine di qualcosa su cui non si ha alcun controllo può diventare estenuante. La frustrazione aumenta, e così pure la rabbia. Le persone intorno diventano i primi parafulmini di questa ira senza meta, finendo con l’allontanarle e aumentando il proprio senso d’impotenza.

Non so se mi sentirei altrettanto motivata e dinamica se avessi passato anch’io gli ultimi mesi in standby. Al contrario ho portato avanti nuovi progetti, cambiato lavoro, abitudini e anche alcune amicizie. La tecnologia che ci ha permesso di sopravvivere all’isolamento è la stessa che mi ha aiutato a incontrare persone in sintonia con le mie idee ed i miei ideali. E più passo le ore a parlarci, più sento di allontanarmi da alcune vecchie amicizie. La nostra divergenza di vedute nei confronti della pandemia ha finito col creare tra noi un divario: siamo diventati terre alla deriva in direzioni opposte.

Non mi strappo i capelli davanti al ripetersi delle restrizioni che, dicono, violano la nostra libertà personale. La sola cosa su cui mi sento di concordare è che il governo inglese, con le sue decisioni altalenanti e spesso contraddittorie, ci ha messo il carico, esasperandoci tutti. Per il resto mi sono resa conto come molte delle attività tipiche del mio tempo libero prima non fossero altro che una distrazione per sfogare la pressione portata da un ambiente di lavoro tossico in cui il micro-management e il bullismo perpetrati da pochi ci hanno fatto fuggire in tanti.

Perciò sì, in definitiva posso confermare che mi è dispiaciuto salutare il 2020. Non posso fare a meno di dire grazie in silenzio per tutto quello che mi ha portato, risparmiato e permesso di avere.

E, in fondo, come mi disse qualcuno anni fa, prima di essere liquidato da una mia alzata scettica di spalle, la differenza sta tutta nell’attitudine con cui affrontiamo le cose giorno per giorno.

“Un pessimista è uno che crea difficoltà dalle sue opportunità e un ottimista è colui che crea opportunità dalle sue difficoltà.”

HARRY TRUMAN

Dare la colpa agli altri o alle situazioni è più facile che rimboccarsi le maniche e spaccarci la schiena per cambiarle. E’ più semplice incolpare per come siamo i nostri genitori, gli insegnanti, quello che ci è successo, piuttosto che ammettere di avere il potere decisionale di cambiare, di lasciare quelle persone e quelle esperienze nel passato e diventare una versione migliore di noi stessi. L’assenza di risultati tangibili porta spesso a mollare dopo i primi tentativi ma, proprio come quando si comincia ad andare in palestra, questi non sono mai immediati. Solo guardandosi indietro e facendo un paragone ci si rende conto dell’abisso che separa le due versioni di noi. E a quel punto si comincia davvero a vivere, lockdown o no.