C’hanno l’ansia esistenziale

image

A Manchester l’ansia esistenziale dovrebbero aggiungerla alla lista delle top ten locali insieme alla Holt, all’Old Trafford, agli Smiths, al set di Coronation Street – insomma, ci siamo capiti.

C’hanno l’ansia quando sono in coda da Tesco e tu ci metti quel mezzo secondo in più a reinfilare la carta nel portafogli.
C’hanno l’ansia quando aspettano che il bus apra loro le porte – passandoti sopra, se necessario.
C’hanno l’ansia quando arriva giugno e loro pensano che mancano solo 6
mesi – 6!!! – a Natale.
Insomma, con tutta questa frenesia vagante è chiaro che, alla fine, l’ansia esistenziale ha infettato pure me.

In cima alla lista degli ansiosi che ho nel mio quotidiano, nessuno batte la nostra supervisor.
Per dirne una: il mese scorso ha prenotato la cena di Natale dell’ufficio (scusandosi
per il ritardo). Quello che veramente mette l’ansia di quella donna, però, sono le sue email mensili col conto delle ferie rimaste.
Roba del tipo: ti prego, picchiami, licenziami, sculacciami, ma non mandarmene più.

Oggi ci ha aggiunto pure il conto alla rovescia per la fine dell’anno.
Ovviamente. In fondo, siamo già a metà agosto!

L’estate è quasi andata e non ci restano che 18 settimane (ovvero
127 giorni) per prenotare le ferie prima che l’anno sia finito!

Tu leggi l’email e stai lì, a pensare che, diavolo, ha ragione lei,
mancano solo 127 giorni alla fine del 2015, ma dov’è andato ‘sto
2015, com’è possibile che sia finito, ‘sto 2015?!?
Dal fondo dell’ufficio qualcuno sorride e mormora: significa che
mancano solo 121 giorni a Natale?

Io non ce la posso fare.

image

La mia vita a Manchester: il vicino bipolare

image

Quando mi trasferii nella mia nuova casetta, il proprietario mi disse: il tipo che vive di sotto è pure un mio inquilino, è una persona squisita ed è lì da anni, ti ci troverai bene!
Ora, penso fossi autorizzata a fantasticare su un rapporto finalmente idilliaco tra vicini, fatto di muffins (miei) e interventi di idraulica/meccanica/bricolage (suoi).
Invece no.
Lo stesso karma che mi ha appioppato la sirenetta di Copenaghen mancuniana ha deciso che il mio vicino doveva essere:

– Cinquantenne
– Fricchettone
– Gay (ma single)
– Psicopatico

Lunghissimo codino bianco, stempiatura sferica, amici di letto che appaiono e scompaiono. E, oltre questo:
PSICOPATICO.
Che è poi una costante, quando si tratta dei miei vicini di casa o, quando ero ancora pischella, dei miei coinquilini.
Perché dovete sapere che il mio vicino è la reincarnazione del Dottor Jekyll e Mr Hide.

Incontrai il mio vicino, che chiamerò Ian Anderson, quasi subito. Gentile, affabile, cortese. Ogni volta che ci incontravamo, ci scappavano due chiacchiere. Insomma, una brava persona, proprio come aveva detto il nostro proprietario.
Ma neppure una settimana dopo…

Tanto per cominciare, quando guarda la televisione, lui SI DISPERA.
O, per lo meno, così arriva qua sopra la sua risata, come i lamenti di uno che sta andando a un funerale.
La prima volta spensi la mia, di TV, e mi misi in compito silenzio a riflettere se era il caso o meno di intervenire, di chiamare qualcuno, che so, la polizia, i servizi sociali, gli accalappiacani, chiunque, prima che quello decidesse di impiccarsi al lampadario facendo venire giù pure casa mia e tutto il cartongesso. Poi capii che stava solo guardando la televisione. X-Factor, per essere precisi. In quel momento devo aver sperato che fosse una versione rivisitata di Titanic.

Il meglio di sé però il mio vicino lo da quando si incazza. E si incazza per tutto, dal mobile Ikea che non vuole saperne di montarsi (a te e 1.750.456 persone piace questo elemento), alla padella malefica che gli scappa, allo spigolo che è troppo spigolo e si è messo in mezzo tra il suo piede e la porta. A quel punto, lui urla. Gutturale, feroce, praticamente un ruggito. Non è più il menestrello disperso in galleria, lui. Lui è Adolf quando la Germania perde la semi contro l’Italia, è Jeremy Clarkson che piglia a ceffoni il cameraman, è Filippo Mountbatten che chiede al reporter di scattargli la cazzo di fotografia – tutte insieme. E quando la lingua gli si inceppa in un loop di ASHIIITHFB@&$#FUUUCKKK€₩¤%¿AAARGG! gutturali, lui decide che le parole sono diventate inutili e da fiato a tutte le vocali.

Fino a 5 minuti fa ero seduta bella tranquilla sul divano a leggermi un libro. Poi, dal silenzio, sono esplosi una serie di disumani AAAAAAARRRGH, UUUOOOOOOORRRGH, FUUUCKOOOOOFFFFFF, che mi hanno convinta a mettere via Conan Doyle e a preparare i popcorn.

Dal piano di sotto urla, botti e nomi proseguono. Io intanto ho stappato anche il prosecco.
Ah, lo avevate capito che il mio vicino vive da solo, vero?