Caro computer ti scrivo

Baby Expressions

Mi serve un computer nuovo.
Mi serve un computer da usare senza giocarmi più la vista su uno schermo buono per un hobbit. Un computer a torre, per capirci. O All-in-One. Ma con un monitor grande, grandissimo, gigante.
Io ci ho provato a cercarlo, ‘sto computer nuovo. Ma sembra che i computer desktop si siano estinti. E, con essi, si è definitivamente estinta anche la mia fiducia nei commessi dei negozi di elettronica inglesi.

Sul sito web di Currys di computer a torre ce ne sono quanti ne vuoi. Se entri in un loro negozio, però, sono qualcosa tipo 2.754.689mila portatili quelli che ti ritrovi davanti.
Rossi. Bianchi. Rosa. Verdi (perdonali, Signore!)
I fissi ci sono, certo. Stanno in un angolo. Hanno una mela smozzicata sulla scocca e una bottiglietta di sali affianco al cartellino del prezzo.
“Hi luv! Posso aiutarti?”
Addetto, a meno che tu non mi fabbrichi un Packard Bell o un HP o anche l’ultimo scargazzino elettronico qui, subito, la mia risposta è NO. Non mi puoi aiutare.
“Avete computer desktop che costino meno di uno stipendio?” faccio, diplomatica.
Lui si aggiusta il turbante con un sorriso, poggia nonchalant una mano sull’iMac davanti a me e mi fa: “E se io ti dicessi invece che puoi avere questo bimbo qui in 12 rate a tasso zero?”
“Ti direi che il tuo bimbo alla fine mi costerebbe lo stesso 1500 pound, ma a rate.”
“Però avresti un Mac!”
“Sì, e MacOS, e con MacOS ho già dato e non è proprio cosa per me.”
“E perché?”
Ecco, sta per avere un arresto cardiaco, lo sento. Portatemi un defibrillatore.
“È molto meglio di Windows!”, insiste. “Non devi installare tutte quelle protezioni, un Mac è sicuro e pensa a tutto lui!”
“Io non uso Windows. Uso Linux e l’iMac non lo voglio.”
Il tipo suda. Ha già l’ascella pezzata. “Ma… ma… Mac è meglio anche di Linux!!! È più sicuro!!!”
“MacOS è pure lui uno Unix” dico spicciola.
Attendo la sua contro-risposta.
……….
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‘Spetta che chiede l’aiuto del pubblico.
Ah, no, sta chiamando a casa.
“Mi dispiace di non poterti aiutare” mi fa alla fine, e se ne va, lasciandomi a contemplare l’iMac che io non voglio ma su cui lui mi farebbe mettere 4 firme.

Caro computer fisso destinato a me, che sei da qualche parte in questa piccola isola, lo so, mi rivolgo a te: dove ti stai nascondendo?
Esisti, in quest’angolo sperduto del mondo civilizzato, o sei un’utopia al pari dei cordless multifunzione, dei succhi di frutta senza zucchero e degli autolavaggi a gettone?
Potrò farti arrivare comodamente qui a casa o mi toccherà farmi arrestare in un aeroporto italiano mentre tento di spacciarti per il mio bagaglio a mano?
Dove sei, computer destinato a me?