So benissimo di non essermi trasferita in Spagna. So che non sono venuta a vivere in Inghilterra per il clima meraviglioso
che si ha da queste parti. Un bel “e che cazzo!”, però, stamattina c’è stato TUTTO.
Sono mesi – MESI – che piove quasi ininterrottamente. Che bello. Quando non piove, è grigio. E quando non è grigio, c’è il sole, ma in quei casi è pure peggio, perché si sa che non durerà. Anzi, forse non aspetterà neppure che siamo usciti
dall’ufficio, e a quel punto ci servirà una canoa anche solo per attraversare il parcheggio (tipo ieri). Quel sole a scadenza ci fa solo illudere che sarà una bella serata, che potremo andarcene a fare due passi in campagna col cane, o al parco con l’iPod, in mezzo ai cervi. E invece nisba. I pranzi al sole dell’anno scorso restano, appunto, un ricordo dell’anno scorso.
Arrivati a fine agosto si aspetta l’inizio di un autunno che, in realtà, non è mai finito.
La notte dormo ancora con due piumoni sul letto, una quantità di piume capace di soffocare pure un bisonte.
Dentro casa, dove raggiungere una temperatura sopra i 21 pare essere più complicato che arrivare in cima al Monte Fato col Gollum alle calcagna, si sta coi termo accesi o sotto il plaid o con due strati di pile addosso – a tre ci si passa a novembre. In ufficio, grazie alle vampate di alcune colleghe in menopausa, il riscaldamento è spento, ci sono 19 gradi e sopravviviamo grazie a litri di tisane e ai termo portatili.
È agosto e la mattina mi tocca accendere lo sbrinatore, prima di partire, ma va bene, mi dico, sono in Inghilterra, mica alle Bahamas! Va bene, sì, ma a piccole dosi.
Con le ultime estati ci eravamo proprio viziati. A fine maggio avevamo sole, giugno era la stagione dello schiatto (con giornate di ben 25, 28 gradi), luglio quella di pioggia e sole, agosto quasi solo pioggia, ma eravamo contenti perché avevamo avuto almeno giugno. Quest’anno, invece, ci sono stati dati sprazzi di estate durati massimo 72 ore, e poi siamo tornati alla modalità novembre. La mattina aprire le finestre è un atto di auto-lesionismo. Perfino i locali si scusano per il clima, quest’anno. Come se ci fosse niente di cui scusarsi. Mica è colpa loro se sono nati su un’isola dove il clima è una punizione per le colpe di una vita passata.
Quindi niente, quando arriva il weekend si sta a casa due volte su tre. E il lunedì, in ufficio, lo scazzo tocca picchi più alti del
solito. Così come il martedì, il mercoledì, il giovedì – etc.
Quella pioggia in orizzontale sui vetri è più deprimente dell’ennesima foto del principe George sulla prima pagina del Metro.
Mi sono abbonata alla National Trust per la gloria! – mi dico.
Proprio adesso che ho la macchina e potrei andare dove mi pare, vedere, esplorare! – aggiungo.
Ti odio incommensurabilmente, pioggia! – sibilo tra i denti mentre, coi capelli freschi di shampoo, mi faccio strada in mezzo a una cortina d’acqua fine che mi inzuppa in trenta secondi in posti che voi umani non potete neppure immaginare.
Poi, però, leggo articoli come questo e mi dico che esiste di peggio di un autunno perenne: un’estate
infinita, ad esempio.
Mi stringo un po’ di più nella giacca, tiro su il cappuccio e continuo a camminare.
Non puo’ piovere per sempre. Ma può sempre provarci.



