È capito di nuovo.
Deve essere il karma, che continua a vendicarsi delle colpe di qualche vita passata mettendo alla prova la mia pazienza.
Alla pausa pranzo, ieri, una collega mi vede china sul mio blocco note e mi fa: sai, ho sempre voluto essere una scrittrice, sin da quando ero piccola, ma mi è sempre mancato il tempo!
Ora… nutro il massimo rispetto per questa collega, perciò il mio giudizio su di lei non verrà intaccato dalla minchiata che ha sparato tra una pagina del Metro e l’altra.
Poche cose riescono a farmi drizzare i capelli come il sentirmi dire “ho sempre voluto essere uno scrittore, MA…”
Porca Eva.
Non esistono ma.
Se tieni davvero a una cosa, il modo di farla lo trovi. Il tempo te lo crei.
Fosse anche alzandoti ogni santo giorno alle 4, perché col lavoro e gli altri impegni non puoi fare altrimenti.
Scrivi quelle due ore striminzite, quindi ti prepari, esci e cominci la tua giornata come al solito. Il che, più spesso che no, rende la scrittura una rottura di balle, più che un hobby piacevole, come conferma la fella writer qui. Ma questa è un’altra storia a cui dedicherò un post differente.

Per tornare al topic originale: nessuno scrittore affermato (a meno che non è un raccomandato) si è svegliato un giorno e ha detto: ma sì, quasi quasi da oggi faccio lo scrittore, va’!
Non è stato così per loro. Non è così per me.
Scrivere, alla stregua di comporre o dipingere, è una vocazione. Alcuni lo chiamano dono.
Appare quasi per caso, senza che tu l’abbia cercato, e ti si radica dentro. Eppure neanche a quel punto ti viene da dire: “mah, quasi quasi divento scrittore (o musicista, o artista), va’!” Lo fai e basta, perché è lui che te lo chiede e tu puoi solo obbedire. Se non lo fai, ti preme dentro, ti consuma da dentro. Cominci a seguire quell’impulso, crei qualcosa per te stesso che eventualmente finisce col piacere anche agli altri, e solo a quel punto ti ritrovi a pensare che, forse, vale la pena provare a farlo pubblicare.
Negli ultimi due anni ho avuto il piacere di incontrare diversi autori, tradotti anche all’estero, che nella scrittura hanno creduto al punto da rinunciare a tutto o da correre dei rischi che altri non si sarebbero mai sognati di correre. Pazzi!, si sono sentiti dire da più fronti. Per la fortuna di noi lettori, però, loro sono andati avanti lo stesso.
Scrivere è il nostro modo di esprimerci, la nostra valvola di sfogo, una delle cose belle della nostra vita.
Proprio perché unica e speciale, all’arte, come alla scrittura, diamo tutto: il nostro tempo libero, le nostre energie. Le nostre ore di sonno. Affermazioni come “non l’ho mai fatto perché non ho tempo” ho imparato a vederle come la conferma verbale di un’avvenuta selezione naturale, per non dite darwiniana, in un mondo che richiede dedizione e impegno oltre i limiti dell’umana sopportazione.
Forse saremo eccentrici, è vero. Saremo particolari. Senza i cervelli e la fantasia di alcuni scrittori o sceneggiatori, però, non avremmo mai avuto quei capolavori che ci tengono incollati alla sedia o al grande schermo e che ci permettono, per quelle poche ore, di staccare la spina e finire in un mondo in cui le pressioni che abbiamo addosso ogni giorno non possono raggiungerci.





