Connessioni mentali

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Quando due persone sono legate in maniera inscindibile, tra loro si instaura una sorta di connessione mentale.

E’ l’effetto collaterale dell’avere un legame così profondo con qualcuno, dicono.

E’ quel filo invisibile che le porta a mandarsi un messaggio esattamente nello stesso momento o ad uscirsene con lo stesso pensiero mentre parlano. A pensare alla stessa persona mentre camminano in silenzio lungo strade piene di gente, o a passarsi la bottiglia dell’acqua senza che nessuna delle due abbia aperto bocca per chiederla. A scrivere gli stessi concetti in due momenti diversi e senza averne parlato affatto tra di loro – anche quando il legame che le univa non c’è più o si è affievolito.

Amici, fidanzati, fratelli, genitori: non importa chi ci sia dall’altra parte; la connessione si instaurerà comunque. Lentamente, sempre più in profondità, un poco alla volta col tempo. E ogni volta in cui una delle due parti aprirà bocca per esprimere lo stesso concetto a cui stavamo pensando noi un attimo fa, saremo presi sempre da quel pizzico di meraviglia, di stupore e, perché no, di paura. Non importa quante volte ci sia capitato: l’affinità mentale che abbiamo con loro ci spaventerà a prescindere.

Ci si abituerà mai?

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Analfabetismo dell’anima

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Se i blogger o i giornalisti dovessero dar retta ai commenti di chi legge, oggigiorno nessuno pubblicherebbe più niente.

Siamo arrivati al punto, infatti, di dover aver paura a pubblicare perfino un articolo sulle previsioni del meteo. Che si tratti del Corriere, dell’Ansa o dell’Huffington Post non c’è scampo alla frustrazione, alla noia e alla rabbia degli imbecilli che li leggono. E se la loro totale mancanza di educazione e rispetto non fosse già grave, quei commenti vengono postati con tanto di nome, cognome e foto, visto che passano dal login Facebook.
Ma gli imbecilli se ne fregano.

Prendete questo articolo dell’Huffington Post, ad esempio. Si tratta di una serie di consigli su come cominciare meglio la nostra giornata e arrivare carichi al lavoro. I commenti:

“Quante puttanate.”
“Sembrano consigli per casalinghe frustrate che non hanno nulla da fare.”
“ma che libri idioti si legge poi??”
“Io che mi alzo alle cinque del mattino per andare a lavoro, faccio prima a non andarci nemmeno, a letto, mh?”
“io alle 5 torno dal lavoro, che facciamo?”
“Io alle 5.30 di mattina vado a letto.”
“Se questo sta bene a lei non vuol dire che vada bene x tutti.Non credo che sia da esempio a nessuno se non a se stessa.Se lei sta bene così è ne trova beneficio….faccia pure..ma..che non inviti a provare..”

Del tipo: ma di che cosa state parlando? Vi rileggete mai prima di cliccare su invia?
Poi, dopo uno stream di 60+ scemenze come quelle qui sopra, si fa avanti un povero valoroso che prova a dire la sua (solo per venire linciato):

“l’italiano medio è sempre più medio…cre. Basta leggere alcuni commenti a questo post. Non puoi farlo? Non commentare! Non vuoi farlo? Non commentare! Quanta ipocrisia, quanta invidia, quante strumentalizzazioni, quante scuse! E BASTA CAVOLO! Vuoi provare? Qui ti dice come fare e perchè farlo. Non vuoi provare? Bene lo stesso! Usi un altro sistema? Ok, condividilo, magari ti leggiamo volentieri e mettiamo in pratica il tuo. Non ce l’hai? OK, fine! A che serve insultare, fare sarcasmo, tirare in ballo cose che non c’entrano nulla? Bah…”

L’autrice dell’articolo non intendeva certo dire che le sue fossero regole imperative o fattibili per tutti. Lei ha raccontato come ha deciso di riorganizzare la sua giornata sulla base del tempo che ha a disposizione e ha pensato di condividerlo con chiunque potesse trovarlo altrettanto utile. Lo ha fatto sulla base delle sue abitudini, della sua vita e del suo orario di lavoro.

Ho la fortuna di lavorare in un Paese (e in un’azienda) in cui gli orari d’ufficio sono rispettati. Sono in ufficio alle 7.30 e comincio la mia giornata alle 5, così da avere un po’ di tempo da dedicare a quello che mi piace fare (tipo leggere le notizie e scrivere su questo blog) prima di andare a fare qualcosa che mi piace meno. Forse è per questo che quel post mi ha trovata d’accordo, ma se anche non lo avesse fatto dubito che avrei dato della cazzofacente all’autrice.
Come dicevo qualche tempo fa in un altro articolo Internet ormai sembra essere diventata la valvola di sfogo della frustrazione della gente.

C’è poi, sempre sull’Huffington Post, quest’altro post di qualche giorno fa, una dolcissima dichiarazione d’amore il cui messaggio è stato letteralmente disintegrato dalle fucilate acide di chi non sa di che cosa sta parlando. Se lo avesse saputo, infatti, si sarebbe ricordato anche dello scandalo che c’è stato a inizio anno in Inghilterra sugli stipendi ridicoli dei medici e le ore di lavoro massacranti del personale sanitario, e sarebbe stato zitto. Ma non lo sa, anche se questo non gli ha vietato di dire la sua lo stesso.

La verità è che ogni volta che torno in Italia vedo gente sempre più schizzata e scontenta, e questo si riflette nei commenti che lascia in giro per il Web. Ha le sue ragioni per esserlo, sicuramente, ma nessuna di esse può giustificare la maleducazione e l’insulto gratuito.

Nel caso dell’Huffington Post parliamo di autori volontari che fanno il lavoro a cottimo per il nostro mero intrattenimento. Un minimo di rispetto credo sia dovuto, se non in virtu’ delle loro condizioni contrattuali, per lo meno per il fatto che stiamo sminuendo il lavoro d’altri.

I commenti agli articoli sono opzionali; l’educazione, no.

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