La mia vita a Manchester: lavatrice VS bidet

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Una mia amica ha comprato casa e, al momento di rifare il bagno, ha scelto di metterci la lavatrice invece che il bidet.
“O io o lei, in soggiorno!” ha detto, ai limiti di una crisi isterica.
Lì per lì mi sono dissociata: dico, rinunciare al bidet a favore della lavatrice, siamo matti? Poi sono tornata a casa e ho fatto partire la mia… e per due ore nel mio soggiorno è stato come sentire un bombardamento aereo ai tempi di guerra.
Il mese scorso ho ricevuto un complaint dal Council di Inverness. Pare che la mia ultima centrifuga abbia risvegliato i morti da qui alle Highlands. Registi locali si sono già messi in moto con telecamere e riflettori per farne un documentario.

La lavatrice in soggiorno è un problema talmente grosso che mi chiedo come si faccia a scegliere deliberatamente di ficcarla lì, in bella mostra, a un tiro di schioppo dal televisore e sotto la credenza con tutti i piatti dentro. Col lavaggio c’è da diventare scemi, ma è al partire della centrifuga che i timpani ti si eiettano fuori dalle orecchie e lasciano l’appartamento accompagnati dall’invito a metterti la lavatrice nel posto in cui non batte mai il sole. E questo anche quando, come a casa mia, c’è un bagno grosso quanto una piazza d’arme in cui ci starebbe comoda una Jacuzzi – figuriamoci una Zoppas.

Per evitare di dover mettere i sottotitoli ai film mentre va la lavatrice, i miei vicini di casa, dei veri geni, la fanno partire quando vanno a letto. Restituire loro il favore mettendo su gli Stranglers o gli Oasis o gli Smiths alle 9 di sabato mattina mi pare il minimo che io possa fare per rispettare le regole del buon vicinato.

Ora, siccome non aspiro alla sordità precoce, né voglio andare in giro con lo stesso paio di mutande per una settimana pur di non metterle a lavare (o tantomeno voglio rinunciare al bidet), sono sicura capirete come la ricerca di una casa da comprare si faccia ancora più complicata di quanto già non sia.

tinytoiletLe case in vendita spesso sono, a voler essere gentili, delle catapecchie. I bagni sono talmente cosy che c’è a malapena lo spazio per entrarci, figuriamoci infilarci un sanitario in più. Sarà pure affascinante l’idea di lavarsi i denti mentre sei seduto sulla tazza (vedi immagine qui affianco), ma di certo non in un appartamento con due camere in cui ti tocca dividere il bagno con gli eventuali ospiti. E parliamo di appartamenti da 150k fuori Manchester, non di tuguri da 50k a Longsight…

Insomma, la ricerca continua. Per fortuna ho tempo. Più che il bidet, mi preme l’avere uno sgabuzzino dove schiaffare l’impunita lavatrice. Nella vecchia casa l’avevano infilata nello stanzino del boiler: una figata. O lei o io, in sala, su questo la mia amica aveva ragione. La quale amica, alla fine, ha stravolto il progetto del bagno, deciso di tenersi la vasca e sacrificare il ripostiglio per metterci la lavatrice. In quel modo, dice, la sentiranno tutti i suoi vicini di casa tranne lei.
Il televisore è salvo, il suo udito pure.

Signore, dammi la pazienza

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Grazie alla nostra squadra di informatici, per noi, poveri comuni mortali, lavorare è diventata una quotidiana prova di resistenza psicologica.
Protetti da una distanza di sicurezza importante – sono a Mumbai – gli omini della nostra IT ci importunano con le loro chat o al telefono per farci domande interessanti del tipo:

– Puoi cliccare sul link che ti ho mandato? (a collega che non riusciva più ad accedere al suo account)
– Condivideresti il tuo schermo con me? (a me, mentre fissavo una schermata nera)
– Ci risentiamo tra un paio d’ore? (alle 5 di pomeriggio)
– Ma tu mi scrivi dalla Pinco.com o dalla Pallino.com? Perché, vedi, noi gestiamo tutte e due! (guardare l’estensione della mia email doveva essere chiaramente un’idea troppo sfuggevole per poter essere compresa).

Così mentre a Manchester bestemmiamo in boero contro dei thin client più lenti di un Commodore 64, a Mumbai gli omini siedono e aspettano che uno qualunque di noi apra il famigerato ticket per segnalare un malfunzionamento e giustificare il loro ingaggio.
Ma chi di noi lo aprirà, ‘sto ticket infame?

Ormai siamo talmente terrorizzati di veder comparire nell’angolino in basso del monitor la pop-up di Lync che ci rifiutiamo di segnalare qualunque problema. Se riguarda solo uno di noi, taciamo, prima che qualcuno ci ricordi che è nostro dovere parlarne con la IT. Se il disastro invece è comunitario, ovvero se nessuno di noi riesce a lavorare e cominciamo a strapparci i capelli e ad ansimare, allora il ticket si apre. Per forza. Ma prima si tira a sorte su chi deve farlo. Chi pesca la cannuccia corta, infatti, dovrà sorbirsi le chat, le chiamate, gli schermi condivisi e le domande della minchia degli omini della IT. Dopo la trafila – e qualcosa tipo 2750 ore di entaconsulta tra i vari Umpa Lumpa – forse, ma solo forse, il problema verrà risolto. Parzialmente. Magari a scapito della rottura di qualcos’altro – oltre che delle nostre palle, ma quello era scontato.

Umpa_Lumpa

 

Per il resto, quando non li segnaliamo, i problemi ce li teniamo, ovviamente. Email che arrivano tutte insieme nello stesso momento in un flush, Outlook che si paralizza solo per aver provato a far partire un reminder sul calendario, Explorer che sbianca di colpo e si blocca, chiudendo la pagina quando eri arrivata all’ultimo passaggio di un training online durato 40 giorni e 40 notti. E siccome sei solo tu ad avere problemi, quando arrivi al punto che non riesci più neppure a spegnere il client e devi staccare la spina per farlo, chiami gli omini.

“Ciao, sono Juana, chiamo dall’ufficio di Manchester. Ho riavviato il client e non sto riuscendo più ad entrare. Prima ero loggata sul server X, mi controlli se risulto ancora su quello e mi forzi per piacere sul server Y?”
“OK! Allora, vai su Start, poi su Computer…”
“Ho appena detto che non riesco più a loggarmi…”
“Sì, sì, capisco… hai provato a mettere il tuo username e la tua password nelle due caselline del login?”
No, omino. Sono deficiente e ci ho scritto dentro la lista della spesa.
“Certo che ci ho provato, se no come farei a sapere che mi ha ri-sbattuta fuori?” dico, facendo dei respiri lunghi.
(Duecento tentativi di login dopo…)
“Juana, sembra che il tuo thin client non voglia proprio farti loggare di nuovo!”
Stappate il Ferrari, l’ha capita!
“Ci penso io, ci sentiamo tra dieci minuti!” dice, e chiude.

Sono riuscita a finirmi l’opera omnia di George RR Martin nei dieci minuti che l’omino ci ha messo per richiamarmi. E questo se non voglio menzionare la volta in cui, nella cornetta, sentii l’omino SFOGLIARE QUALCOSA mentre cercava di capire quale fosse il problema. Probabilmente, Windows for Dummies.

Dopo delle esperienze del genere con gli “esperti”, al ripensare alle 4 ore da me passate a inveire contro DNS/failed gateway/Windows-shit-10 e quant’altro, lo scorso weekend, mi sento un dio.

Forse dovrei inviare un curriculum alla nostra IT, per lo meno saprei quando evitare di fare domande del cavolo. Voi che ne dite?