L’album della nostra storia

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Cosa strana, il tempo.
Cose successe l’altro ieri sembrano distanti anni e cose successe anni fa sembrano successe l’altro ieri.
Sono i ricordi a distorcerlo, il tempo. È l’attaccamento che abbiamo ad essi a dilatarlo o a restringerlo. Perché ci sono ricordi che vogliamo fossero più vicini anche quando sono lontani, o che sentiamo come parte del nostro presente anche se ne sono usciti da un pezzo. E il tempo è il collante di cui ci serviamo per tenere vicine a noi quelle istantanee della nostra vita a cui siamo affezionati quando queste rischiano di scivolare via nella corrente degli anni.

Siamo noi a decidere con quali foto costruire la nostra storia e quali album infilare nella valigia che caricheremo con noi su quel treno chiamato opportunità.

Quei miti musicali da sfatare

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Stamattina in macchina ascoltavo un CD di vecchi MP3 per tenermi sveglia e ad un certo punto è saltata fuori Love is all around, versione dei Wet Wet Wet. E niente, come sempre io ho messo su il sorriso dello Stregatto. Perché una s’immagina che quando scrisse la frase love is all around me il cantante avesse in testa l’amore tra due persone, l’amore che c’è nell’aria e che fa impazzire gli ormoni, le corse sui prati dei figli dei fiori, eccetera eccetera.
Invece no.
Ad ispirare la strofa d’apertura della canzone fu la pancetta. Unta, sfrigolante. Grassa.
Reg se ne stava soffriggendo un paio di fette una mattina quando il pitone nello stomaco gli fece partorire I feel it in my fingers, I feel it in my thoughts. Chissà da quanto la bramava, ‘sta pancetta, il vecchio Reg.
Quindi sì, gente. Love is all around è dedicata alla pancetta. Lo ha detto lui. E a me da quel giorno s’è smontato un mito, ma alla fine chi ha detto che anche quello per il bacon non è amore, alle volte? Chi siamo noi per giudicare?

C’è poi Tears in Heaven di Clapton. Tutti conosciamo la dedica struggente al figlioletto morto. O pensavamo di conoscerla. E invece anni dopo ti esce l’autobiografia dove viene fuori che non era nata per il figlio. Era stata ispirata da Many rivers to cross di Jimmy Cliff. E vabbé.

E Nan’s Song di Robbie Williams? Vogliamo parlarne? Qualcuno ha registrato le facce di noi, poveri stranieri che ignoravano il significato della parola “nan”, quando a un concerto Robbie disse che era dedicata a sua nonna? Dopo quello, chi è più riuscito a metterla su senza farsi venire il magone al pensare a sua nonna e al video strappalacrime della canzone?
Per non parlare del trauma avuto quando scoprii che nei Jefferson Airplane c’era una donna.
“Ma come, Juana, non lo senti che la voce della vocalist è quella di una donna?”
No. È ovvio che non l’avevo capito. Scusa, ma ti pare una domanda da fare a una che viene da un Paese in cui esistono i Cugini di Campagna?
Sono andata su YouTube a cercare Anima Mia. L’ho messa su. E indovinate un po’ chi era sotto choc a quel punto?
Noi italiani, sempre originali.