Tre sorelle

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Erano tutte e tre brune ed erano giovani. Tre sorelle.
La più grande aveva diciotto anni. Sorridevano, nella foto, i visi ovali sbiancati dal sole e dal monocromo dell’immagine, gli occhi tondi da cerbiatto, scuri. Belli. Ridevano con loro, emanando luce dalla bidimensionalità tondeggiante della ceramica. Ridevano in mezzo a decine di altri volti sbiaditi dal tempo.
“Questa era piccola, quanto aveva… 10 anni?” disse Katia a mezza voce, indicando la più giovane delle tre.
Giò non disse niente, nè disse niente Simone, che le aveva portate fino a lì.
Era un pomeriggio di maggio secco e caldo. Erano saliti in macchina senza avere una meta ed erano finiti con l’inerpicarsi su per le strade dell’appennino emiliano, fino a Marzabotto, fino al cimitero di Casaglia, e adesso erano lì, in piedi gli uni accanto agli altri nel riquadro di terra in cui si era consumata la strage settant’anni prima. Guardando i nomi e i volti delle vite cancellate dalla raffica di proiettili e granate nazisti, quel termine, strage, suonava quasi come una mancanza di rispetto. Centocinquanta vittime nel solo cimitero. No, ‘strage’ non era abbastanza.
A dispetto delle urla e dei pianti di cui quei quattro muri erano intrisi, c’era pace nel giardino della memoria di Casaglia. Incapsulato in quattro mura tirate su un secolo prima, riparato dal sole dalle fronde degli alberi che avevano assistito alla tragedia, col canto dei passeri e delle cinciallegre e dei merli a fargli da colonna sonora. Avevano sentito questo, le persone che si erano dovute ammassare tra quelle quattro pareti, sotto la pressione della canna dei fucili?
“Si piazzarono sopra il muro, ai quattro angoli, e cominciarono a sparare da su. Continuarono a sparare e buttare granate, senza fermarsi” raccontò Simone, che di Marzabotto ne sapeva qualcosa più di loro.
Strato dopo strato, vita dopo vita, i morti si erano accumulati in quel cimitero. Anziani, adulti. Bambini. Tanti, più di quanti l’animo umano potesse sopportare di sapere. E coloro che erano caduti dopo erano finiti sui corpi degli amici, dei propri figli, dei vicini di casa.
Giò tornò a fissare la foto delle tre sorelle affissa in cima alla lista di nomi della lapide. Era una delle tante e neppure la più grande, eppure quei volti le tenevano lo sguardo inchiodato su di loro come calamite. Anche loro erano morte in quel cimitero. Quando? Erano state le prime, finendo sull’erba seccata dall’estate, o erano state le ultime e si erano ritrovate anche loro a fare da tetto a quel muro umano?
L’attraversò uno scossone, un colpo di freddo, anche se l’aria doveva aver raggiunto i trenta gradi.
“Come si fa a fare una cosa del genere…” disse, o forse lo pensò soltanto, perchè gli altri due non sembrarono averla sentita.
Restarono dieci minuti così, in piedi davanti a quella placca memoriale, a guardare quei volti, quei nomi, con le mani in tasca, immobili, muti ad ascoltare l’eco della storia che continuava a scuotere quei mattoni consumati a distanza di settant’anni.
“Andiamo?” fece Katia in un bisbiglio.
Gli altri due annuirono. Raggiunsero il cancello del cimitero senza dire una parola. Giò chiudeva la fila. Poco prima di varcarlo, si voltò un’ultima volta verso la lapide delle tre sorelle. Davanti alla lapide c’era qualcuno. Una ragazza. Bruna. Aveva le mani giunte in grembo e guardava le foto dei tre volti di fronte a lei. Si voltò. Una lacrima le rigava la guancia. Le sorrise. Nel calore di quel sorriso e di quegli occhi da cerbiatto Giò vide la maggiore delle tre sorelle. Le restituì un sorriso pregno di mestizia e seguì gli altri fuori dal memoriale.

Si piegano le Querce
come salici
sul cuore delle rocce
a Monte Sole.
Hanno memoria le Querce, hanno memoria.
Memoria di sanguigne uve
pigiate in torchi amari
memoria di stermini e di paure
memoria della scure
nel ventre delle madri.
Hanno memoria le Querce, hanno memoria.
Memoria di recinti profanati
memoria dell’agnello e del pastore
crocefissi
tra reliquie di santi
sull’altare.
Hanno memoria le Querce, hanno memoria.
Memoria dell’inverno desolato
memoria della bianca
ostia di neve
e del Kyrie degli angeli
sul corpo del profeta
decollato.
Ardono le Querce
come ceri
sul candelabro della notte
a Monte Sole.
Cristo figlio del Dio vivo pietà di noi.
Vergine del giglio e dell’ulivo, intercedi per noi.
Beati martiri di Monte Sole, pregate per noi.

“Le querce di Monte Sole” – Mons. Luciano Gherardi

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Per approfondimenti:
http://www.storiaxxisecolo.it/DOSSIER/Dossier1b1.htm

http://newsgo.it/2014/09/strage-marzabotto-770-vittime-innocenti-uccise-per-mano-nazista-dal-29-settembre-1944/

Diamoci degli obiettivi per vivere sereni

 

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Non volevo crederci, ma ho scoperto che funziona.
Farsi una lista di obiettivi da raggiungere entro l’anno e spuntare le caselline una volta che se ne è raggiunto uno dà sprint alla motivazione e aiuta a vivere meglio.
Non c’è niente di peggio del finire incastrati in una serie infinita di settimane e di mesi tutti uguali che ci vedono vittime passive di una routine piatta fatta di sveglia-lavoro-spesa-cena-tv-letto, per poi ricominciare tutto da capo la mattina dopo.
Al di là di quello davanti a cui dobbiamo arrenderci per pagarci le bollette, c’è tantissimo altro che possiamo fare nel nostro tempo libero per regalarci qualche bella soddisfazione personale.

Prima di procedere con la lista, però, è bene stilarne una in cui mettere tutte le cose che non vanno o che non ci piacciono della nostra vita attuale. Può sembrare una cosa semplice da fare, ma non lo è. Molte delle cose che guastano il nostro presente e la nostra serenità spesso non sono così facili da individuare. Perciò la domanda giusta da porsi al momento di fare questa lista non è tanto “cosa non mi piace della mia vita attuale?” ma piuttosto “cos’è che mi innervosisce o incupisce?”. Facciamoci qualche esempio recente. Quand’è stata l’ultima volta che siamo esplosi? O che l’umore ci è precipitato in cantina? C’era stata una causa scatenante? Quale? Era successo altre volte?
Se la risposta è sì, abbiamo trovato un punto da aggiungere alla colonna dei “non-mi-piace”. Una volta finito, affianco ne va aggiunta una con le soluzioni.
Una volta completate entrambe le colonne, poassiamo procedere con lo stilare la lista dei nostri obiettivi per l’anno corrente.

inner_peace– Cominciamo con obiettivi facilmente raggiungibili e la cui riuscita dipende da noi
Se come obiettivo per il nuovo anno ci prefissiamo “vincere 160 milioni alla lotteria”, poi non ci deprimiamo se ci ritroviamo a spendere tutti i risparmi in biglietti da buttare nella differenziata. Prendiamo spunto da quello che ci piace e aggiungiamolo agli obiettivi correlati. Ci piace viaggiare? Bene, che ne diciamo di mettere nella lista il visitare almeno 2 posti in cui non siamo mai stati, meglio ancora se fuori dal Paese in cui viviamo? Non serve farsi chissà quale vacanza. Coi costi dei voli oggi basta anche un weekend lungo, per visitare una capitale europea. Oppure vogliamo dare una rinfrescata a quel salone che non sopportiamo da anni? Non prendiamo impegni per i prossimi due fine settimana e battiamo ogni centro commerciale e negozio possibili e compriamo quello che c’è da comprare. Al successivo, teniamoci liberi per mettere su quello che abbiamo trovato.

– Non sovraccarichiamo la nostra tabella di marcia
L’anno è fatto di 365 giorni e alcuni obiettivi potrebbero richiedere più tempo del previsto o più energie di quelle che pensavamo, per essere raggiunti. Se nella lista di target per l’anno corrente infiliamo 30 caselle che richiedono un mese di lavoro ciascuna per essere spuntate, non ci meravigliamo se poi, bene che vada, 6 di queste rimarrano indietro.

– Decidiamo quali obiettivi raggiungere per primi
Gli obiettivi che finiscono nella lista dopo il lavoro certosino di individuazione ci sembrano tutti vitali e da realizzare ora e subito, ma poiché non abbiamo una Giratempo, né il dono dell’ubiquità, ci toccherà capire quali vogliamo davvero raggiungere per primi e riordinarli di conseguenza. Inoltre, il raggiungimento di alcuni potrebbe comportare il ritardo o la cancellazione di altri. Si tratta di scegliere quale ci preme conservare, in quei casi. Se nella lista abbiamo “cambiare lavoro”, “cambiare casa” e “vacanza alle Maldive”, ma delle tre quella che migliorerebbe di più il nostro quieto vivere è il cambio casa, è chiaro che dovremo tenerci il nostro vecchio lavoro almeno finché non avremo recuperato tutte le spese e che la vacanza alle Maldive può andare a farsi benedire (la rima non era voluta).

– Assegniamo le priorità
Un altro punto che di solito è difficile da gestire è capire cosa viene prima e cosa va lasciato indietro. Intendiamoci, la giornata è fatta di 24 ore, e considerato che 8 le usiamo per lavorare, 2 per coprire il tragitto casa-ufficio e viceversa, 8 le dormiamo, significa che ce ne restano 6 per fare la spesa, cucinare, stirarci i vestiti del giorno dopo, andare in palestra, rilassarci, leggerci un libro. Non si può concentrare tutto nel fine settimana, anche perché nel fine settimana il cervello va in modalità risparmio energetico e impieghiamo il doppio a fare cose che di solito richiedono la metà del tempo.
Una volta completata la lista degli obiettivi da raggiungere nell’immediato futuro e cominciamo a lavorare su di essi, dobbiamo cominciare a tagliare quelle attività extra che possono essere tagliate e ad usare quelle ore per concentrarci sul raggiungimento del nostro prossimo obiettivo. Ad esempio, se imparare a suonare il violino è più importante del lavare la pila di piatti che è nel lavandino, benvenga una cucina uscita da Case da Incubo a favore di un novello André Rieu casalingo.

– Circondiamoci di persone e situazioni positive, meglio se con le nostre stesse vedute
Per mantenere quell’attitudine positiva che ci aiuterà a non mollare nel raggiungimento del nostri target, è bene che annulliamo tutte quelle condizioni che possono influenzare negativamente la nostra vita – magari ponendo questo come primo target della lista stessa. Un ambiente negativo o persone negative finiranno per trascinare anche noi nel vuoto della loro negatività. Trovare persone con la nostra stessa attitudine nei confronti della vita e delle situazioni aiuterà a fornirsi consigli a vicenda e a regalarsi le energie per conseguire ciò che si è pianificato di conseguire.

– Non perdiamo mai di vista il concetto del “volere è potere”
Se vuoi davvero qualcosa – al di là dell’universo che cospira per fartela ottenere, come dice Coelho, o del potere che è dentro di te e ti ci fa arrivare, come per Rhonda Byrne – la ottieni, o comunque ci arrivi molto vicino. Partire dal presupposto del “non funzionerà mai” di certo non aiuta, perché ci intrappola in un tunnel di pessimismo che ci impedisce di vedere quelle opzioni decisive che, con la mente sgombrata da un’attitudine positiva, scorgeremmo senza problemi, raggiungendo il nostro target. Se non lo raggiungiamo lo stesso, nonostante il Tonino Guerra ch’entro ci balla, c’è un motivo, anche se questo lo capiremo solo col tempo e guardandoci indietro. Ma quello delle “cose destinate a succedere” è tutto un altro discorso, di cui parlerò in separata sede – forse, un giorno.

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“La vita non offre piacere più grande del superare le difficoltà
e passare da un successo ad un altro,
del formare nuovi desideri e di vederli realizzati.”
Samuel Johnson