Il Grido dei Narcisi ©2021 Juana Romandini

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𝑳𝒖𝒈𝒍𝒊𝒐 2000. 𝑰𝒏 𝒖𝒏𝒂 𝒏𝒐𝒕𝒕𝒆 𝒅’𝒆𝒔𝒕𝒂𝒕𝒆, 𝒔𝒖𝒍𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒔𝒕𝒂 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒏𝒆𝒕𝒂𝒏𝒂, 𝒖𝒏 𝒈𝒊𝒐𝒗𝒂𝒏𝒆 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒆𝒏𝒕𝒆 𝒖𝒏𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒊𝒕𝒂𝒓𝒊𝒐 𝒗𝒂 𝒊𝒏𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐 𝒂 𝒖𝒏 𝒕𝒓𝒆𝒏𝒐 𝒊𝒏 𝒄𝒐𝒓𝒔𝒂.

𝑳𝒖𝒈𝒍𝒊𝒐 2013. 𝑪𝒓𝒊𝒔𝒕𝒊𝒂𝒏𝒐, 𝒇𝒓𝒂𝒕𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒅𝒆𝒍 𝒈𝒊𝒐𝒗𝒂𝒏𝒆 𝒔𝒖𝒊𝒄𝒊𝒅𝒂, è 𝒂𝒏𝒄𝒐𝒓𝒂 𝒊𝒏 𝒄𝒆𝒓𝒄𝒂 𝒅𝒊 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒊𝒔𝒑𝒐𝒔𝒕𝒂. 𝑴𝒂𝒕𝒕𝒊𝒂 𝒆𝒓𝒂 𝒃𝒆𝒏𝒗𝒐𝒍𝒖𝒕𝒐 𝒅𝒂 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊, 𝒈𝒍𝒊 𝒔𝒕𝒖𝒅𝒊 𝒂𝒏𝒅𝒂𝒗𝒂𝒏𝒐 𝒃𝒆𝒏𝒆, 𝒂𝒗𝒆𝒗𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒓𝒂𝒈𝒂𝒛𝒛𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒂𝒅𝒐𝒓𝒂𝒗𝒂: 𝒑𝒆𝒓𝒄𝒉é 𝒔𝒊 è 𝒖𝒄𝒄𝒊𝒔𝒐?

𝑴𝒂, 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂𝒕𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐, 𝒄𝒉𝒊 𝒉𝒂 𝒐𝒓𝒅𝒊𝒏𝒂𝒕𝒐 𝒊𝒍 𝒄𝒖𝒔𝒄𝒊𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝒏𝒂𝒓𝒄𝒊𝒔𝒊 𝒑𝒐𝒔𝒕𝒐 𝒔𝒐𝒑𝒓𝒂 𝒍𝒂 𝒃𝒂𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝑴𝒂𝒕𝒕𝒊𝒂?


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Il passato non cambia, i ricordi sì

 

“Gli eventi diventano ricordi e i ricordi, alla lunga, diventano il nostro passato.”

Una mia amica ieri mi ha detto: “quella persona era l’ultima cosa bella a me rimasta di un anno da cancellare. Persa lei non mi resta niente da conservare di quel periodo, neppure le foto, a questo punto!”
Ho provato a spiegarle che non è vero. Le persone entrano nella nostra vita per un motivo e, se ne escono, è per un altro. Spesso la loro uscita non è indolore. Eppure, per quanto dolorosi (o vergognosi, in certi casi) possano essere i titoli di coda della nostra storia con loro, bisogna sempre trovare il modo di impedire ad essi di inquinare il bello che c’è stato prima del calare del sipario.

Purtroppo alcuni di noi non vogliono ascoltare bande. Non credono al “tutto succede per un motivo, nella vita” né, tantomeno, al “ogni relazione ha una sua ragione di esserci stata, perché se non ti ha dato quello che volevi, per lo meno ti ha insegnato qualcosa che ti serviva”. Non credono all’idea buddhista del “se è finita, è per far spazio a qualcosa di meglio”. La rabbia o il rimorso o il rancore obnubilano il loro presente e la loro capacità di ragionamento. Ne sono stata vittima anch’io per tanto tempo, poi ho capito finalmente una cosa: non abbiamo nessun controllo su chi entra e su chi esce dalla nostra vita, né su come le persone si comporteranno con noi.
Non possiamo impedire loro di andarsene; non possiamo impedire loro nemmeno di sparire per vigliaccheria, paura, immaturità o chissà che altro.

Una mia recente esperienza mi ha insegnato che a volte non importa quanto impegno ci metti per far funzionare le cose: se gli ingranaggi si inceppano, non basta la buona volontà, né annichilirti per far star bene l’altro. Finirà comunque. Ci starai male, per settimane continuerai a chiederti perché è successo, poi passa. Un po’ alla volta il tempo ti permette di vedere con distacco la situazione e di capire come, in fondo, per te sia stato meglio così, come questa persona in realtà ti abbia fatto un favore, andandosene. Nessuno deve metterci nella e toglierci dalla loro scala delle priorità a seconda di come gira il vento. Il rispetto per noi stessi deve venire prima di tutto il resto.

Altrettanto importante, però, è impedire alla rabbia di inquinare il nostro passato con loro. I bei ricordi restano bei ricordi, aveva ragione un mio amico. Reduce da una separazione disastrosa, annichilito dal pensiero di aver perso la donna che voleva sposare, quest’uomo non solo ha avuto la forza di non odiarla, ma anche di isolare i bei momenti trascorsi insieme a lei in contenitori a tenuta stagna, impedendo al dolore di corromperli e modificarli. L’ho ammirato molto per questo. E, naturalmente, anche per lui il meglio è venuto dopo. Ha trovato un’altra persona con la quale sta riuscendo a rivivere quella felicità che pensava di aver perso.

Il giorno che lui mi disse, anni fa, “i bei ricordi restano bei ricordi, a dispetto di quello che è successo dopo”, gli risposi che non era vero. Il male che c’era stato alla fine di tutto era riuscito a infettare le istantanee dei momenti sereni, gettandole nel calderone del risentimento. Una foto, uno scorcio, una canzone o un odore dal passato riuscivano a scatenare la mia rabbia, neutralizzando sul nascere ogni nostalgia. Non riuscivo a separare ciò che c’era stato prima dall’incredibile serie di colpi bassi che era seguita dopo.
Chi era davvero la persona con cui avevo passato buona parte della mia vita?
Possibile che mi fossi sbagliata sul suo conto fino a questo punto? Che fossi stata così cieca?
A cosa dovevo credere, a quello che era diventata o a quello che era stata? Quale delle due era quella vera?

Queste domande non mi davano tregua. Mi resi conto che dovevo fare qualcosa, o avrei finito col chiudere i 3/4 del mio passato nello stesso baule di rimpianti in cui erano finiti gli ultimi anni.

Mi sono imposta di scindere la causa di tutto in due persone distinte, quella che era e quella che è diventata, guardando con affetto ai miei ricordi con la prima e imponendomi di provare indifferenza al pensiero della seconda. Ci è voluto del tempo, ma ha funzionato, e oggi riesco a sorridere davanti alle istantanee che, ogni tanto, inevitabilmente mi si materializzano in testa all’ascoltare una canzone o al vedere una vecchia foto o al ritrovare un rimasuglio del mio ieri spuntato inaspettato dal fondo di un cassetto.

Col tempo, forse, arriverà anche il perdono.
Tutti facciamo sbagli, nella vita, e resto convinta che per tutti ci sia una possibilità di migliorare, di redimersi e, nel processo, di aiutare gli altri a perdonare.