La mia vita a Manchester: rapina a mano armata (di machete)

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La mia giornata in ufficio oggi è cominciata con questa notizia:

Machete-wielding ram-raiders steal £20,000 from Tesco superstore in Farnworth

Per la cronaca: la macchina usata per la rapina (con machete) e poi data alle fiamme era la povera Insigna della mia capa.

Cercando di essere positiva, e vista la sua faccia quando ha ricevuto la chiamata dalla polizia, le ho detto: dài, capa, almeno adesso si risolve il problema della puzza di morto dal bagagliaio, visto che devi ricomprartene una nuova!
Non so come non mi abbia mandata affanculo.

Probabilmente nelle altre città la situazione è la stessa, non so, ma di sicuro leggere il Manchester Evening News ultimamente è diventato peggio che leggere un bollettino di guerra. OK, magari al MEN i giornalisti sono dei fatalisti a cui piace enfatizzare soprattutto le disgrazie per dare una scossa all’interesse dei lettori, però dobbiamo ammettere che vedersi fregare la macchina sotto gli occhi (letteralmente), sul vialetto di casa, in un quartiere tranquillo, e ricevere una chiamata dalla polizia 4 giorni dopo e scoprire che è stata usata per rubare 20mila sterline da Tesco è un’esperienza che fa riflettere – te e chi hai intorno.

A maggio dell’anno scorso, grazie all’incredibile incompetenza dell’officina Arnold Clark, mi avevano fregato il Garmin e un paio di occhiali da sole dal bagagliaio. La maniglia spezzata era stata da loro sostituita a scapito del danneggiamento del circuito centralizzato delle portiere: la macchina non chiudeva più, né mi avvertiva del problema, visto che avevano tranciato anche il cavo dell’allarme. Per rubare il Garmin e gli occhiali non c’era stato scasso, per fortuna: il tizio aveva aperto tutte le porte, controllato la macchina palmo palmo e si era portato via il poco che aveva trovato. Il fatto che io abbia avuto un culo che fa provincia nel dimenticarmi il navigatore e gli occhiali nel bagagliaio proprio quella notte e solo quella notte è un’altra storia. Il fattaccio, però, mi ha fatto sbattere il muso contro la realtà: poco importa in che quartiere vivi e quanto sia sicuro. I disperati si vanno spostando, come mi disse la polizia in quell’occasione. La mia macchina era parcheggiata in un cortile privato, ma pare che questo non sia stato un gran deterrente, per loro.
Alla fine parliamo pur sempre di una delle più grandi città del Regno Unito. A Milano o Roma non è che sia diverso, anzi. A Roma ti sradicano il tettuccio della Smart parcheggiata dentro il cortile condominiale senza che nessuno veda o senta niente.

Il furto della macchina della mia capa ha risvegliato un po’ in tutti noi un senso di allerta scontato ma lo stesso sopito. Non si può campare perennemente sul chi vive, ogni tanto ci si deve pur rilassare, ed è lì che i disonesti ti fregano. La mia capa aveva lasciato la portiera aperta e la macchina accesa sul vialetto di casa, a sbrinarsi, mentre lei era corsa un secondo dentro (lasciando la porta di casa spalancata). Neppure un minuto dopo ha sentito qualcuno andare via con la sua macchina. Colpa sua e della sua ingenuità, certo, ma… che diavolo?

Se ci saranno ulteriori sviluppi, vi farò sapere.
Certo una cosa la posso dire: nel mio ufficio non ci si annoia MAI.

La mia vita a Manchester: un sorriso che non si scorda mai

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All’inizio della mia vita in Inghilterra, ero la regina delle figure di minchia.
Con i miei occhi italiani, nello studiare le persone me ne uscivo con un “ma dài che tu sei giovane! Quanti anni avrai, trenta?” solo per sentirmi rispondere “veramente ne ho 21…”
Alché niente, sipario, prendi la vanga e scavati la fossa. Profonda, molto. Poi, con gli anni, ho imparato a TACERE. Tanto, qualunque numero io dica, di sicuro è quello sbagliato.

Saranno la pioggia, il freddo, il vento. Sarà l’alcool, che secca la pelle peggio di un condizionatore sparato addosso 24/7. O la dieta, o lo stucco in faccia nel caso delle donne: non lo so. Sto ancora cercando di capire cosa porti a questo deperimento impietoso delle carni.
Per non parlare dei denti…
“English people… bad skin, bad teeth” diceva Sara (Kate Beckinsale) in Serendipity.
“English women don’t age well!” strepita l’amico di Jonathan qualche scena più avanti nello stesso film.

Le donne non invecchieranno bene, ma pure gli uomini mica scherzano. Al vedere le foto recenti di Hugh Grant, Orlando Bloom e Colin Firth viene davvero da chiedersi cosa sia successo – e da ringraziare il fatto che, a riappianare i conti, dall’altra parte ci sono tipi come Daniel Craig, Paul Bettany e Jude Law.

Anche l’uomo più aitante del mondo, infatti, qua rischia di sfoggiare un sorriso di questo tipo:

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Trovare un tipo con una dentatura guardabile sembra essere una chimera. I dentisti vengono snobbati spesso, ma costano lo stesso più che un’officina Cartier. Wilkinson’s, per venire incontro a noi che i denti invece vogliamo tenerceli stretti finché morte non ci separi, mette continuamente in sconto i prodotti della Colgate.

Tanto per farvi capire quanto è serio il problema, la tipica conversazione da club con le ragazze va più o meno così:
“Gigia, dietro di te. Biondo, occhi blu, alto.”
“I denti ce li ha tutti? Se no non mi giro neanche.”
“Spetta che guardo… oddio… puoi sempre chiedergli di mettersi una mano davanti alla bocca quando ride.”
“Senti…”
“Vabbé, sembra uno normale e non porta la camicia del nonno, che ci rivuoi di più?”
Dovete sapere, infatti, che le camicie di flanella con fiorellini/fiocchetti/ghirigori/fenicotteri rosa sono molto popolari, nei club inglesi.

Incuriosita, ho voluto indagare sulla questione dei denti. Ho chiesto in giro perché sorridere sia un lusso che pochi si possono permettere. E ho scoperto che nessuno sa darsi una risposta precisa. Ci sono, però, tante ipotesi.

Lo spazzolino li intimorisce, l’effetto dello zucchero sullo smalto è un topic ai più sconosciuto, e l’idea di investire soldi su una protesi ortodontica li ripugna.
Io ascolto in silenzio questi discorsi e penso a tutti gli anni passati con la mia ferrovia in bocca, ai pianti sulla sedia del dentista e ai soldi spesi dai miei per cercare di risolvere una situazione disperata e garantirmi una bocca per lo meno decente.
E non menzioniamo il dettaglio non indifferente dell’alito, che è poi la diretta conseguenza della loro allergia allo spazzolino. Un aitante giovanotto sbadiglia a Bolton e allo zoo di Chester un bisonte cade morto stecchito nel recinto. Tutto questo perché l’aitante giovanotto s’è bevuto un litro di Ribena prima di andare a letto e ha pensato bene di non lavarsi i denti.

Ma non tutto è perduto. Uno su mille ce la fa a scampare alla Maledizione del Dente Deteriorato.

Ogni tanto, a metà trimestre, compare in ufficio M., che noi signore chiamiamo Mr Smile, e quando compare penso che sì, forse non tutti gli over-30 sono da buttare, forse c’è ancora qualche speranza. Speranza che, naturalmente e vista la penuria, s’è già accaparrata qualcun’altra. Ma le altre possono sempre guardare.