Manchester e la sua lotta per la (ri)conquista di un cuore verde cittadino

Piccadilly_Gardens-wikipedia

“D’una città non godi le sette o le settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda” – Italo Calvino

Negli ultimi due mesi, con la questione della petizione sui Piccadilly Gardens, ho scoperto che io e i locali su Manchester la pensiamo allo stesso modo: ci sono troppo cemento e troppi palazzi, e troppi negozi e strutture che sembrano aborti, in questa città.

Le reazioni alla proposta del Council di “risistemare” i Gardens mantenendone il cemento ha scatenato l’ira ancestrale degli autoctoni i quali chiedono più verde, una piazza più bella, più sicura, insomma: un posto che dia un’immagine accogliente a chi esce dalla stazione e si addentra per le vie del centro. Vogliono che si smetta di dare un impatto negativo al visitatore che scende dal treno o dal bus e si ritrova davanti quella che hanno chiamato una “piscina all’aperto fatta di cemento e sozzeria”.

MEN_ARC_0113732_5996484

Il che, paradossalmente, è esattamente l’effetto che mi fece Manchester quando la vidi per la prima volta sette anni fa.

Troppo cemento, troppi palazzi, troppo sporco, troppo grigio: la mia impressione generale della città non fu delle migliori, ne’ è cambiata per diversi anni. Però c’era lavoro, e oggi ci sono anche le amicizie e gli hobby e le abitudini e la casa a distanza di sicurezza dalla bolgia del centro, e la mia vita si è quindi adeguata a quegli aspetti uggiosi tipici della mia città d’adozione.

Ultimamente, grazie agli ultimi rifacimenti e alle nuove costruzioni, Manchester tuttavia sta finalmente prendendo forma. In certi quartieri non c’è rimasto niente della desolazione e del degrado che c’era fino a qualche anno fa.

Capiamoci: non sono proprio una city person. Se dovessi scegliere tra un appartamento in centro e una casa in mezzo al verde, andrei per la seconda. Non potrò mai trovare Manchester bella, così come non considero Londra una bella città. Parigi, Roma, Venezia sono belle città. Le due metropoli inglesi sono solo… metropoli. Ma Londra, almeno, ha i suoi angoli. Offre alle milioni di persone che ogni giorno vi transitano, sudano, sgobbano e si affannano per le sue strade dei posti in cui rifugiarsi, anche se a un prezzo vergognoso in termini di costi, condizioni di vita, di lavoro, di tutto. Forse, però, è proprio per quello che può offrire molto di più della sua rivale del nord: nella capitale i soldi girano di brutto. Per avere le medesime condizioni anche a Manchester dovremmo triplicare il costo della vita, e credo che nessuno di noi tax payer sia poi tanto d’accordo. Che è, poi, l’obiezione fatta dallo stesso Council.
La direzione da loro intrapresa negli ultimi due anni per la riqualificazione del centro di Manchester, però, ci piace, e se accettassero finalmente di buttare giù quel muro di Berlino, togliere quella stazione degli autobus striminzita, smettere di aprire l’ennesima serie di bar e ristoranti tutti uguali e ridare alla città un polmone verde epurato dalla feccia sarebbe anche meglio.

A queste accuse il Council si difende dicendo: siamo realisti, i Gardens non potranno mai tornare com’erano negli Anni ’60, i tempi sono cambiati, quale altra metropoli ha giardini in fiore in mezzo al cemento del centro?
Londra, per l’appunto.
Edimburgo.
Glasgow.
Perfino Newcastle.

Siamo onesti: il contrasto tra Piccadilly Gardens ieri e oggi è scioccante, e poco c’entrano l’evoluzione, il traffico, i negozi. Piccadilly Gardens è stata deturpata, privata di quell’aura idilliaca che aveva fino a quaranta anni fa e che i cittadini più radicati ancora ricordano:

picc-grd

piccadilly-gardens-1950

Servivano quattromila firme affinché la petizione potesse venire presa in considerazione. Nelle prime due settimane ne hanno raccolte più di 15mila eppure al Comune ancora insistono nel non ascoltare la voce di chi in città ci vive.

Quando abitavo in centro, attraversare quella piazza nei pomeriggi d’inverno certe volte diventava un’esperienza interessante. Dopo 8 ore di fuoco in ufficio e una nel bus della speranza, schiacciate in mezzo ad altri disperati, bagnate fino all’osso, l’ultima cosa di cui io e le colleghe avevamo bisogno era di incappare nello spostato di turno.

Ma, ehi, ragazzi, non disperate: forse non avremo il nostro cuore verde alla fine di Market Street, ma ci sono ottime speranze che tra una decade o due Manchester non abbia più niente da invidiare alla capitale. Ci sono tanti di quei grattacieli in attesa di venire tirati su che non distingueremo più Peter Square da Aldgate, e avremo uffici e case per tutti. Per chi, esattamente, al momento non lo sa neppure il Council. Ma intanto li costruiscono lo stesso. E noi, a quel punto, dovremo andare fuori città anche solo per vedere il cielo.

“Le innaturali concentrazioni metropolitane non colmano alcun vuoto, anzi lo accentuano. L’uomo che vive in gabbie di cemento, in affollatissime arnie, in asfittiche caserme è un uomo condannato alla solitudine” – Eugenio Montale

piccadilly_gardens_earchitect
Il “Gardens Wall” rinominato “Berlin Wall”

La mia vita a Manchester: rapina a mano armata (di machete)

image

La mia giornata in ufficio oggi è cominciata con questa notizia:

Machete-wielding ram-raiders steal £20,000 from Tesco superstore in Farnworth

Per la cronaca: la macchina usata per la rapina (con machete) e poi data alle fiamme era la povera Insigna della mia capa.

Cercando di essere positiva, e vista la sua faccia quando ha ricevuto la chiamata dalla polizia, le ho detto: dài, capa, almeno adesso si risolve il problema della puzza di morto dal bagagliaio, visto che devi ricomprartene una nuova!
Non so come non mi abbia mandata affanculo.

Probabilmente nelle altre città la situazione è la stessa, non so, ma di sicuro leggere il Manchester Evening News ultimamente è diventato peggio che leggere un bollettino di guerra. OK, magari al MEN i giornalisti sono dei fatalisti a cui piace enfatizzare soprattutto le disgrazie per dare una scossa all’interesse dei lettori, però dobbiamo ammettere che vedersi fregare la macchina sotto gli occhi (letteralmente), sul vialetto di casa, in un quartiere tranquillo, e ricevere una chiamata dalla polizia 4 giorni dopo e scoprire che è stata usata per rubare 20mila sterline da Tesco è un’esperienza che fa riflettere – te e chi hai intorno.

A maggio dell’anno scorso, grazie all’incredibile incompetenza dell’officina Arnold Clark, mi avevano fregato il Garmin e un paio di occhiali da sole dal bagagliaio. La maniglia spezzata era stata da loro sostituita a scapito del danneggiamento del circuito centralizzato delle portiere: la macchina non chiudeva più, né mi avvertiva del problema, visto che avevano tranciato anche il cavo dell’allarme. Per rubare il Garmin e gli occhiali non c’era stato scasso, per fortuna: il tizio aveva aperto tutte le porte, controllato la macchina palmo palmo e si era portato via il poco che aveva trovato. Il fatto che io abbia avuto un culo che fa provincia nel dimenticarmi il navigatore e gli occhiali nel bagagliaio proprio quella notte e solo quella notte è un’altra storia. Il fattaccio, però, mi ha fatto sbattere il muso contro la realtà: poco importa in che quartiere vivi e quanto sia sicuro. I disperati si vanno spostando, come mi disse la polizia in quell’occasione. La mia macchina era parcheggiata in un cortile privato, ma pare che questo non sia stato un gran deterrente, per loro.
Alla fine parliamo pur sempre di una delle più grandi città del Regno Unito. A Milano o Roma non è che sia diverso, anzi. A Roma ti sradicano il tettuccio della Smart parcheggiata dentro il cortile condominiale senza che nessuno veda o senta niente.

Il furto della macchina della mia capa ha risvegliato un po’ in tutti noi un senso di allerta scontato ma lo stesso sopito. Non si può campare perennemente sul chi vive, ogni tanto ci si deve pur rilassare, ed è lì che i disonesti ti fregano. La mia capa aveva lasciato la portiera aperta e la macchina accesa sul vialetto di casa, a sbrinarsi, mentre lei era corsa un secondo dentro (lasciando la porta di casa spalancata). Neppure un minuto dopo ha sentito qualcuno andare via con la sua macchina. Colpa sua e della sua ingenuità, certo, ma… che diavolo?

Se ci saranno ulteriori sviluppi, vi farò sapere.
Certo una cosa la posso dire: nel mio ufficio non ci si annoia MAI.