I rischi delle cose belle

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Sono giunta alla conclusione che la delusione va a braccetto con l’amore.
Fraterno, di coppia, tra amici: non importa. Qualunque tipo di amore, di legame. E’ l’affetto che ci lega a una persona la nostra condanna, infatti, perché se di qualcuno non te ne frega niente, allora come può quel qualcuno scaturire una qualunque reazione che ti faccia stare da schifo quando succede qualcosa?

Nessuno è perfetto. Deludiamo e veniamo delusi in egual misura.
E’ nel nostro DNA, fa parte del modo in cui siamo fatti, individui imperfetti destinati ad amare e ad essere amati. A deludere e venire delusi. Certe volte questo rapporto è bilanciato, altre no. A volte è sbilanciato sin dall’inizio, altre si sbilancia nel tempo, mentre la vita e i problemi incalzano e ci si ritrova sempre più stanchi a combattere e annaspare per tenere in piedi quel legame, mentre si cerca in ogni modo di ignorare la morsa bruciante allo stomaco scatenata dalla delusione. E ogni volta che ne arriva una la frattura che si era creata con la prima, anziché risanare, si fa sempre più profonda.

Una mia amica dice sempre di se’: devo imparare a non aspettarmi dagli altri lo stesso trattamento di favore che riservo di solito loro io, perché nel 90% delle volte rimarrò delusa.
Per me questo è valido soprattutto quando si tratta di esserci, dell’essere presenti, del correre non appena le persone a noi vicine hanno bisogno di noi, del fare salti mortali (o le ore piccole) per esserci – solo per ritrovarci poi a dovercela sbrogliare da soli quando le parti si invertono.

C’è un modo di evitarsi quel magone corrosivo alle viscere, ed è starsene per i fatti propri. Sopravvivere con e per se stessi, in santa pace, senza beghe e senza affanni. Credeteci o meno, ma ci sono persone che hanno fatto di questi punti la loro filosofia di vita. Mi chiedo che tipo di vita sia. Una vita comoda, senza imprevisti, senza problemi esterni, certo. Senza rischi. Vuota. E’ un po’ come chi si preclude una nuova relazione soltanto perché è stato ferito dalla precedente, come chi non viaggia in aereo per paura di morire, come chi non spende un centesimo nel terrore di averne bisogno un giorno per qualche spesa astronomica inaspettata. Si vive privandosi di relazioni, incontri, piaceri e soddisfazioni. Possiamo chiamarla vita, quella?

Come per tutte le cose, anche le relazioni arrivano insieme a dei rischi.
Si può imparare a vivere senza oppure si può accettare di correrli, godendo dei momenti unici che portano con se’. Il bruciore allo stomaco che arriva ogni volta in cui qualcuno a cui vuoi bene ti delude, però, quello è un dettaglio con cui può risultare difficile riuscire a convivere.

Connessioni mentali

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Quando due persone sono legate in maniera inscindibile, tra loro si instaura una sorta di connessione mentale.

E’ l’effetto collaterale dell’avere un legame così profondo con qualcuno, dicono.

E’ quel filo invisibile che le porta a mandarsi un messaggio esattamente nello stesso momento o ad uscirsene con lo stesso pensiero mentre parlano. A pensare alla stessa persona mentre camminano in silenzio lungo strade piene di gente, o a passarsi la bottiglia dell’acqua senza che nessuna delle due abbia aperto bocca per chiederla. A scrivere gli stessi concetti in due momenti diversi e senza averne parlato affatto tra di loro – anche quando il legame che le univa non c’è più o si è affievolito.

Amici, fidanzati, fratelli, genitori: non importa chi ci sia dall’altra parte; la connessione si instaurerà comunque. Lentamente, sempre più in profondità, un poco alla volta col tempo. E ogni volta in cui una delle due parti aprirà bocca per esprimere lo stesso concetto a cui stavamo pensando noi un attimo fa, saremo presi sempre da quel pizzico di meraviglia, di stupore e, perché no, di paura. Non importa quante volte ci sia capitato: l’affinità mentale che abbiamo con loro ci spaventerà a prescindere.

Ci si abituerà mai?

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