Marchigiana, sono partita alla volta di Londra nell’ormai lontano 2008 e finita a Manchester l’anno successivo, città in cui ho vissuto fino all’inizio del 2022. È stato difficile, un cambiamento tanto radicale? Certo. Nessuno ti prepara davvero allo shock culturale che sopraggiunge in seguito al trasferimento in un altro paese. Per lo meno all’epoca, quando Whatsapp e Google Maps (così come lo conosciamo oggi) erano dei concetti ancora nebulosi nelle menti dei rispettivi creatori. A volte, però, quella che pare essere una punizione del karma auto-inflitta si rivela, col tempo, essere in realtà una impagabile scuola di vita!

Le esperienze di cui mi è stato fatto dono in questi anni, le persone il cui cammino si è incrociato col mio, le difficoltà, i successi, le risate e i pianti: tutto ha contribuito a rendermi quella che sono oggi, e a farmi dire grazie anche alle mazzate più dure. Credo che tutto, nella vita, possa essere trasformato in una possibilità, se s’impara a cambiare il proprio modo di vedere le cose. Se si cambia la prospettiva da cui le si guarda.

Non possiamo evitare che certe calamità ci piombino addosso, ma possiamo controllare come reagire ad esse.

Nel tempo libero di solito vedo gente (sfatando così lo stereotipo “scrittori = emarginati”) e, quando non la vedo, faccio fare stretching al cervello scrivendo di tutto, incluse bozze da 800 pagine che ai libri di Ken Follett fanno un baffo. Negli anni ho esplorato ed imparato ad amare il mio paese d’adozione, l’Inghilterra, con tutte le sue peculiarità ed i suoi controsensi, senza mai smettere di meravigliarmi davanti alla bellezza di un tramonto sul mare d’Irlanda o di una giornata di sole nel Peak District. I muretti di selce e i cottage dai tetti di paglia restano la quintessenza della “britannicità”.

A proposito, ve l’ho già detto che ho pubblicato il mio primo romanzo? 😉

Leggi l’estratto qui:

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