Quasi amici

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Un vecchio detto, creato quando su Facebook e Twitter postavamo ancora in terza persona, dice: su Facebook spesso segui gente che conosci e che non vorresti seguire ma che devi seguire; su Twitter succede l’opposto.

Ed è vero.

Quanti di noi sono andati in crisi perché su Facebook quell’amico di un amico, uno dei capi o dei colleghi ci hanno mandato una richiesta di amicizia e noi non volevamo accettarla? E l’abbiamo fatto solo perché dovevamo?

Ultimamente,  pur riconoscendo tuttora l’incredibile potenziale di Facebook, ho perso quasi del tutto interesse a usarlo. Come dicevo qualche tempo fa Facebook è un mondo fatto di tante piccole sfere individuali in cui ognuno posta fregandosene di interagire con gli altri, col risultato che finisce col pubblicare solo ed esclusivamente contenuti interessanti per se stessi.

È di fronte alle piccole cose, ai nostri piccoli traguardi, che si riconosce chi per noi c’è davvero e chi fa solo finta, cominciando con lo scordarsi di farti gli auguri di compleanno quando oggi c’è Facebook che te lo ricorda puntale come un orologio svizzero: nessuna scusa!

L’altro giorno ho condiviso il link del post sul concorso letterario a cui ho partecipato accompagnato da un ringraziamento verso chi mi aveva aiutata a migliorarlo. Niente di che, insomma. Nessuno show-off come quelli con cui viene bombardata di solito la mia timeline (con le foto di cene da mutuo e vacanze da panico in pole position).

Le persone a me davvero vicine hanno risposto; quelle che facevano finta di esserlo sono rimaste in silenzio, ed è stato a quel punto che mi sono detta: sai che c’è? C’è che mi sono rotta le palle di dispensare empatia a quella gente lì, di avere la timeline bombardata dalle loro cretinate , di avere questo rapporto multimediale a senso unico.

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C’è chi Facebook lo usa con le pinze.
C’è chi non posta mai e non commenta mai, ma sa tutto di tutti (versione moderna della vecchietta che spia da dietro le tende).
C’è chi non ti conosce abbastanza da commentare, ma è nella tua cerchia di contatti per ragioni di correttezza sociale (vedi paragrafo d’apertura).
Infine c’è chi i complimenti me li ha fatti di persona (dopo essersi letto e riletto il dattiloscritto in anteprima e avermi dato consigli).

Da queste persone non mi aspettavo di certo un feedback. Da tutti gli altri però sì – e non è arrivato. Hanno postato il loro solito miliardo di cazzate, quel giorno, ma un messaggio a me non lo hanno mandato (preferisco evitare di stilare qui l’elenco delle possibili ragioni che hanno portato ad un si’ ostinato diniego della faccenda).

Per contro il popolo del Web e di WordPress è stato fantastico. Come in Twitter, anche qui siamo degli estranei che si seguono per interesse verso ciò che diciamo. E il feedback che lasciamo diventa perciò due volte più onesto.

Per questo e per i messaggi, privati e non, che mi avete mandato vi ringrazio di cuore.

 

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Connessioni mentali

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Quando due persone sono legate in maniera inscindibile, tra loro si instaura una sorta di connessione mentale.

E’ l’effetto collaterale dell’avere un legame così profondo con qualcuno, dicono.

E’ quel filo invisibile che le porta a mandarsi un messaggio esattamente nello stesso momento o ad uscirsene con lo stesso pensiero mentre parlano. A pensare alla stessa persona mentre camminano in silenzio lungo strade piene di gente, o a passarsi la bottiglia dell’acqua senza che nessuna delle due abbia aperto bocca per chiederla. A scrivere gli stessi concetti in due momenti diversi e senza averne parlato affatto tra di loro – anche quando il legame che le univa non c’è più o si è affievolito.

Amici, fidanzati, fratelli, genitori: non importa chi ci sia dall’altra parte; la connessione si instaurerà comunque. Lentamente, sempre più in profondità, un poco alla volta col tempo. E ogni volta in cui una delle due parti aprirà bocca per esprimere lo stesso concetto a cui stavamo pensando noi un attimo fa, saremo presi sempre da quel pizzico di meraviglia, di stupore e, perché no, di paura. Non importa quante volte ci sia capitato: l’affinità mentale che abbiamo con loro ci spaventerà a prescindere.

Ci si abituerà mai?

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