Scoperte che ti risollevano la giornata

Oggi ho scoperto che quando cambi le gomme alla macchina, l’officina te la lava.
Credetemi, in una città in cui i lavaggi a gettone NON ESISTONO è una cosa grossa, ma grossa tanto. Perché bene che vada portarla a lavare ti costa 10 pound. E in una città in cui piove 495 giorni l’anno, uno tende a tirare a campare più che può. Praticamente, finché non vedi le liane uscire dai finestrini e Tarzan saltare fuori dal bagagliaio, per te la macchina è da considerarsi ancora pulita.

Insomma, vado a ritirarla stasera, le passo affianco e non la riconosco. Capitemi, io m’aspettavo di andare a riprendere una lavatrice color cioccolato, ma con le gomme nuove. Poi l’occhio m’è caduto sulla targa, e la mia faccia s’è fatta così:

Surprised beauty
Ma… è la mia macchina!!! E l’hanno lavata!!!

 

Penso di essere andata a pagare con quell’aria beota ancora stampata in faccia.
“Come ha trovato il servizio, oggi?” mi fa l’addetta.
E me lo chiedi pure? Dico, signorina, non si vede che c’ho gli occhi lucidi per l’emozione?
“Considerato che mi aspettavo di ritirare un uovo di Pasqua al 40% fondente – all’80% non ci sarebbe arrivata prima di un paio di mesi, non si preoccupi – direi che l’ho trovato ottimo.”
“AHAHAHAH! Noi laviamo sempre le macchine, qualunque sia il servizio per cui arrivano qui!”
In poche parole, te la lavano se vai a cambiare le gomme, se la porti a fare il tagliando, la revisione, il visual check semestrale o anche solo a rimontare la maniglia che t’è rimasta in mano.
Buono a sapersi. Mi sa che gli omini del car wash i miei 10 pound non li vedranno mai.

Ho messo in moto. Mi sono bastati 100 metri per capire che fino a stamattina io avevo guidato una roba del genere:

flintstones-car

 

OK, ho fatto montare delle gomme super-sbure al prezzo delle ultime scargazzine arrivate sul mercato, vero, but still…
Il sorriso beota m’ha tenuto compagnia per tutto il tragitto fino a casa. In poche parole:
– non dovrò più scendere dalla macchina reggendomi la schiena manco fossi mia nonna;
– potrò ascoltare la musica a volume 15 invece che 50;
– non dovrò più giocarmi le corde vocali se sono in macchina con qualcuno e stiamo parlando;
– non dovrò più piazzare l’amica a fare da contrappeso fuori dal finestrino mentre io guido aggrappata al volante;
– domani sera potrò fare la sborona per Manchester City con la macchina tirata a lucido – gratis.

Nota negativa: la pioggia è sui Pennini, pronta…

baby-shock
Maporcaputt…

Nota positiva: prima o poi la revisione o un tagliando ‘sta macchina li dovrà fare, no???

homer-whooo
Lavaggio gratis, YU-HUUU!!!

La mia vita a Manchester: il lama di nome Paul

lama_sweet

 

Ci sono stranezze di questo Paese che fanno ormai parte del mio quotidiano.
Tipo, il rispondere “ah, beh, sì, e allora?” alla novellina che mi addita scioccata il branco di donzelle che gira per il centro a piedi nudi, scarpe in mano, un sabato sera. O tipo il trovare normale il cartello “now please wash your hands” appicciato nei bagni di uffici e ristoranti, come se il lavarsi le mani dopo averla fatta sia qualcosa che uno ti deve ricordare.
Se mi ci concentro, potrei partorire una lista che mi terrebbe incollata alla tastiera da qui a San Silvestro. Il punto è che mi ci devo concentrare, perché di primo acchito io certe cose ormai non le noto nemmeno più. O peggio ancora le noto, ma il mio cervello le sbatte nel cassetto “roba normale – prego archiviare”.
Questo per lo meno finché non mi arriva l’espatriata fresca di espatrio che prende e mi sbatte in faccia l’assurdità di quello che io avevo appena riposto in tale cassetto della roba normale.
Il lama di nome Paul, per esempio.

La storia del lama di nome Paul io ho avuto il piacere di ascoltarla di persona. Capiamoci, a Manchester non è che manchino i lama, anzi. Li abbiamo reali (a Heaton Park) e virtuali (che ti sputano sui piedi per strada). Non c’è niente di straordinario, e non ce ne era nemmeno nel lama Paul, almeno finché la mia amica non decise di riportarmi coi piedi per terra.
Si parlava di autobus e di gente che si incontra sugli autobus.
Io: “L’altro giorno ne ho sentita una, non potete capire… dietro di me c’erano ‘sti due tizi, inglesi, e uno raccontava che aveva dovuto portare il lama dal veterinario. E lo tiene in giardino! Pensa che giardino c’ha questo??”
Amica 1: “Ammazza, infatti!”
Io: “Più che altro, continuava a dire ‘il mio lama Paul, il mio lama Paul’, ma alla fine ho capito che era una femmina! Ti rendi conto??? È un lama femmina e l’ha chiamato Paul!!!”
Amica 2: “Ridicolo!”
Espatriata: “No, scusate, eh, io non vorrei divve niente, ma vi sentite quando parlate?? Questo c’ha UN LAMA IN GIARDINO e voi vi scioccate perché è FEMMINA e l’ha chiamato PAUL??? Annamo bene, qua.”
E a quel punto scese il Grande Silenzio prima della Grande Risata.
Perché sì, noi veramente non ci eravamo accorte che fosse anormale il fatto che uno tenga un lama nel giardino sul retro. A Manchester.
Ah, lo avevate capito che Paul dal veterinario ci era arrivato viaggiando su uno shuttle bus, vero?

Portatemi via di qui prima che sia troppo tardi.