Io, i tir della Hovis, le bestemmie

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I Bank Holiday sono quei festivi in cui le banche e le grandi imprese sono chiuse (*).

E noi, che culo, facciamo parte della categoria delle grandi imprese, perciò eccoci qui, sette poveri sfigati che oggi ammazzano il tempo e la noia mangiando bagel col salame tedesco mentre fuori dalle finestre Noè ci saluta dalla prua dell’arca.

La mia sveglia neppure immagina che rischi corre in mattinate come questa. Perché un conto è dover lavorare in un festivo, un conto è essere gli unici nell’intera azienda a farlo. Le gioie profonde dell’essere in un dipartimento che tratta con L’Europa. Ci grattiamo quando questa è a casa – tipo: il 1 maggio – e dobbiamo per forza di cose incrociare le braccia quando l’Europa è bella, pimpante e attiva, ma l’Inghilterra no, perché i colleghi che di solito ci aiutano a risolvere le beghe in arrivo da oltremanica saranno qui domani. E noi sudiamo rassegnati, mentre Outlook continua ad accumulare email che domattina staranno lì ad aspettarci con la manina tesa.

Perché, signora Inghilterra, perché???
Niente, l’Inghilterra deve andare controcorrente pure in questo. Ci fa stare in ufficio quando mezzo mondo – letteralmente – è a casa, come succede il 1 maggio. Tipo, roba che guardi questa cartina e vinci il Guinness dei primati per gli insulti più pittoreschi del Creato:

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Quest’anno il primo maggio siamo stati mandati via alle 2. Non so se per risparmiare corrente, visto che era dalle 8 che stavamo sbracati sulle scrivanie coi computer accesi per la gloria divina, o perché pensavano che avremmo avuto un arresto cardiaco se avessimo buttato nello stomaco un altro panino con la Nutella. Il bello del lavorare durante i festivi, infatti, è che c’è il brunch. Siamo in 7, ma c’è roba pure per gli altri 200 colleghi che non ci sono e per tutta Manchester, volendo. E, si sa, la noia s’accompagna proprio bene con la Nutella.

Stamattina in autostrada c’eravamo solo io, i camion-cisterna della Hovis e la sequela di bestemmie in sanscrito nella mia testa. Smooth Radio ci ha pure provato a darmi una botta di vita, ma niente. Ai semafori c’ero solo io. Alle rotonde del Trafford Centre c’ero solo io – ah, e il gatto nero che mi ha tagliato la strada, tanto per farla completa. Arrivata al parcheggio è venuta giù una ramata che mi ha fatta diventare Diana Ross in cento passi. Ma, almeno, c’era la prospettiva del brunch ad aspettarmi.

Nota positiva: questo giorno di ferie mancate lo recupererò in qualche posto al sole.
Nota positiva #2: piove. Piove e sono contenta. Sono contenta per tutte quelle persone che oggi sono a casa e che grazie alla pioggia si godranno l’intimità delle mura domestiche. Senza poter andare al parco. Senza poter andare al mare. Senza poter andare da qualche parte a passare la giornata. L’ultima prima della riapertura delle scuole. L’ultima dell’estate che non c’è mai stata.
Speriamo ci mandino via prima. Nel frattempo, caprese.

Inodore e insapore (e, tra poco, pure incolore)

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Prima di trasferirmi in questo Paese, pensavo fosse normale che la frutta avesse un sapore. In Italia vai dal fruttivendolo e bam!, vieni annebbiato dal profumo. Vai alla Coop (dico, alla COOP!) e zac!, ti scegli il tuo chilo di mele, di pere, di pesche seguendo la scia, te lo porti a casa e quello comincia a profumarti la cucina meglio di un infusore della Glade. Il sapore certe volte è pure più forte dell’odore.
Da quando sono qui, mi ritrovo a meravigliarmi se, addentando una pera, questa sa di qualcosa e non di cartapesta inumidita.

L’altro giorno dicevo che non mi sono trasferita in Inghilterra per il clima. Ecco, diciamo che non l’ho fatto neppure per il cibo. Per carità, quando capito in qualche pub di campagna o in montagna e mi mettono davanti un piatto che fa uscire gli occhi fuori dalle orbite, sono capace di fare la scarpetta con lo Yorkshire pudding o perfino col tovagliolo, se il pudding non c’è. Ma quando si tratta di andare a fare la spesa al supermercato, beh, quella è tutta un’altra storia, e i freschi sono la piaga principale dei supermercati inglesi.
Adesso i fan di Manchester mi punteranno un’altra volta il dito contro, ma giuro che la qualità del cibo che compravo da Sainsbury o Tesco a Londra a Manchester ce la sogniamo. Forse perché alla gente che vive nella capitale non si può vendere la monnezza che spesso ci propinano sugli scaffali del Tesco in Market Street o di Stretford.

Sì, ci sono i mercatini, tanti, e negozi polacchi o turchi che vendono frutta o verdura che le grandi catene non hanno (tipo la cicoria o le bietole) e che non marciscono entro 48 ore, ma, a meno che non se ne abbia uno sotto casa, l’andarci nei giorni feriali diventa una lotta contro il traffico e contro il tempo – al punto che, conquistato il tuo mezzo chilo di nespole a scapito di un’ora di coda, ti passa ogni fantasia di mangiare frutta che sa di frutta, e ti riprometti di non tradire più, mai più, il caro, vecchio Aldi dietro l’angolo.

Insomma, ieri compro mezzo chilo di albicocche da Asda e mi ritrovo a mangiare questa:

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(Non vi preoccupate: il sapore riflette l’impressione che si ha dalla foto)
So di stare masticando qualcosa, ma non so esattamente cosa. Per quanto ne so io, potrebbe essere qualunque cosa che va dal cartone pressato alla mollica di pane raffermo. Passo alla pesca: stessa storia. Provo con una mela: ma vattene.
Lascio perdere. Mi dedico alla mia insalata. La lattuga sa di acqua a prescindere, ma magari la salsa al limone le darà una botta di vita – spero.